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Viaggio di nozze d’oro

(ENTRA IN SCENA LA VECCHIA TRASCINANDO UNA PESANTE VALIGIA)

Lei

Ahi ahi ahi, non ce la faccio più dal dolore nei cianchi che c’ho, mi sento le reni a pezzi dalla stanchezza. Meno male ch’è finita ‘sta camorrìa. Ora tra venticinque anni ne riparliamo ah, non facciamo che tra cinque dieci anni c’è qualche altro tipo di nozze da festeggiare perché io me ne scappo prima, spariscio dalla circolazione il giorno prima e non mi venite a cercare. Non facciamo che andate a “CHI L’HA VISTO” perché divento invisibile, quindi è nutile. Io ora lo sto dicendo: NOZZE METALLIZZATE NO NE FACCIO PIU’! A costo di divorziare il giorno prima.

Mi siedo và che i reni non mi reggono più, ahi ahi ahi, Maronna santa.

Ora mi spiego perché i matrimoni non durano più all’ebica d’ora! Perché quelle povere cristiane sapendo quello che l’aspetta dopo cinquant’anni di matrimonio, se ne fuiono prima. E dire che me l’ero scansata per un pilo quelle d’argento. Non avevamo una lira che dalla puzza della fame ci riempivamo le nasche, che dovevamo festeggiare la quarume?

Talìa qua che gron sorte di valigia che ci siamo carriati per tutto il viaggio, e ora attocca a mia, ALLA FEMMINA, GIUSTAMENTE, mettere tutto a posto. Accominciamo và, vasennò ce la trasportiamo fino a Natale.

(APRE LA VALIGIA E COMINCIA A TIRARE FUORI IL CONTENUTO)

Talè talè che mi ha fatto portare, IL PLAID, perché IL GIOVANOTTO doveva rifare tutto quello che ha fatto per il viaggio di nozze. IL VECCHIO PORCU! E non vi dico e non vi conto le tragedie per cercare di convincerlo. Ma lui niente. UN TESTONE ‘CCHIU’ DURO DELLE CIACHE DI SCHILLACI, come diceva mia matre mort’e buona.

Ma che devi fare a quest’età, lassa stare sent’a mia c’on’è cosa. MA LUI NIENTE, NIENTE, NON CI POTTE NIENTE.

(DALLA QUINTA SI SENTE GRIDARE)

Lui

CROCEFISSA. CROCEFISSAAAA. DOV’E’ LA DENTIERA, TU L’HAI PRESA?

Lei

Nca corpo di sale che c’è fare io con la dentiera, LE NACCHERE? Che ci devo ballare IL FLAMENCO? Ma cosa di pazzi và c’on ci credesse nessuno. Accominciò a rommoliarisi lo stolito.

TALE’ CERCA DI FINIRLA CHE NON HO ANA SAI?

La dentiera! Ora macari un trova IL PORTAVALLARA e me lo viene a cercare a mia. Ch’è laria la vecchiaia, DIO ‘NNI SCANZ’E LIBERA!

Il plaid! Ma ve l’immaginate voi due vecchi a settant’anni sul plaid a fare le schifiarìe? Ma se non puoi stare manco addritta, che vuoi fare il picciottello? Com’è che ancora c’ha la patente non me lo so spiare nemmeno io, com’è ca non ce l’hanno ritirata c’on ci viri manco on parmo di naso dico io.

Testardo, testardo come un mulo.

Dobbiamo rifare il viaggio di nozze. E ME L’HA FATTO FARE. Preciso preciso, tal’e quale, gli stessi posti: PALERMO, VILLABATE, BAGHERIA, TERMINI, CEFALU’. Prima tappa. HOTEL BELLEVUE e PASSEGGIATA IN PINETINA. Corpo di sale che c’ho le gambe gonfie di quanto mi fici caminare! Col plaid d’appresso perché quella volta ‘nnavèvamo scorciati tutti con le spine e ora voleva stare comodo.

Tanno quanno fu quattro fila se li manciava! E chi era un cavallo ‘mbizzarrito pareva, ca ogni passo voleva fare cose, e io, povira ri mia ‘cci rava cuntu p’amuri ra paci. Ma non è che mi schifiavo i cosi giusti, pure a mia mi piaceva, ma ogni tanto però, no siempri siempri siempri siempri siempri, minchiuni e chi era un assatanato?

Ma ora? Che tragedia che tragedia: MENTITI DI QUA. MENTITI DI LA’. NO ACCUSSI’ NO. GIRATI. VOLTATI. FIRRIATI DI LATO. SUPRA. SUTTA. A DESTRA. A SINISTRA. I ‘STU VERSU. I ‘STA MANIERA. ARRASSATI. AVVICINATI. MUOVITI. ALLARGA. STRINGI. FAI. DICI. OOOOOOOH!

Chi surata chi surata. Con lo scantoca quaccheduno ‘nni vidissi. Ma per fortuna, comu vosi u Signuruzzu… fatta fu!

(ESTRAE DALLA VALIGIA LA SCATOLA DI VIAGRA)

Taliàte taliàte, una scatola sana sana se ne pigliò di ‘stu VIACAL, VIASAT comu schifìa si chiama, ca ‘cci dicevo: st’accura ca ti po’ venere un corpo di sale! Ma quanno mai, quanno mai, e chi erano mentine come se li caliava! E si ‘nfucava, rosso, rosso come un peperone c’a pressione gli acchianava a mille.

Seconda tappa TAORMINA all’Hotel Riviera quello della canzona: ANDATE A VILLEGGIARE ALL’HOTEL RIVIERA? TI PIACE IL MARE? Mi piaceva il mare ma quann’era picciuotta, ora con questi dolori unn’è ghiri? Unn’è ghiri iennu? E siccome c’eramo fatto il bagno tutti a nuraquann’eramo sposini, anche ora appimo a rischiare la polmonite facennocci il bagno nuri come vermi, a menzanotte nella spiaggia di GIARDINI. Ca se ci vedeva quaccheduno si lanzava la davanti.

(ESTRAE DALLA VALIGIA UN ENORME PAIO DI MUTANDE STRACCIATE)

Talè talè pure le mutande mi ha ridotto pezza pezza. A Messina questo, all’albergo ITALIA. Tutto per fili e per segno appimo a rifare, ma se non l’aiutavo io ‘stavolta da solo non me le spardava, e chi gliela dava la forza?

(STRACCIA ANCORA LE MUTANDE E LE BUTTA VIA E TIRA FUORI DALLA VALIGIA UN PRESERVATIVO)

E questo qui! Che MALA FIURA CHE MALA FIURA! Che quando ci penso m’acchianano le quaranate per la vergogna. ‘Nca siccome quanno fu, a SIRACUSA nella cammara dell’Hotel Ermione il cammarere trasì a portare la colazione e lo vide sul comodino, anche stavolta l’ha sistemato in bella vista lì sopra ca quanno il povero cristiano l’app’a viriri, s’app’a schifiari scali scali.

Ma insomma che vi devo raccontare signori miei, che vi devo raccontare che nt’all’ETNA mi fece arruzzuliari nella neve, COMU TANNU, ca ‘n’appiru a venire a raccogliere con le barelle e p’un fare mala fiura ‘cci ho detto c’avèvamo caduto ‘nto sbalancu.

(ENTRA LUI)

Lui

Ma zittati, zittati t’ha stari che t’ho sentito che mi sparli. T’ho fatta addivertiri come mai nella tua vita e tu INGRATA mi vai sparranno a destra e sinistra con la gente. INGRATA SEI E INGRATA RESTERAI!

(SI SIEDE E SI RIVOLGE AL PUBBLICO)

L’ho fatta arricriare tutta ca mancu e CARRAIBI s’arricriava tanto!

Lei

Ma quali Carraibi e carraibi, dove devi andare che per toccare l’Italia pigghiàmmo il traghetto di Messina, arrivàmo a Villa San Giovanni, pusàmo i piedi ‘nterra d’Italia e ritornàmo indietro con la stessa nave.

Lui

Questo è vero! Ma perché non lo dici come ti sei addivertita nella prua del traghetto a copiare quella del TITANIC con mia d’arrieri che ti tenevo le braccia aperte cantando quella, come fa: RARA RARA RARARA RARA…

Lei

Talè zittoti zittoti mi vuoi stonare le orecchie un’altra volta? Non solo che ancora mi role la gola ca c’ho le arge gonfie per tutto il vento che mi ho preso nella nave. IL DICRAPIO abbiamo ora. Taliàtilo, taliàtilo come c’assomigghia ca pare lui sputato. Macari i capelli biondi ‘cci spuntaro!

Lui

Minchiuni ma allora sei proprio un’INGRATA! Un povero cristiano fa di tutto per farla allianare e l’ingrata sputa sul piatto dove mancia…

Lei

Chi schifìu maria!

Lui

Amunì mi vuoi dire che sulla RUOTA PANORAMICA alla festa di Caltagirone non ti ho fatto firriare la testa come quanno èramo picciotti? Che s’è aggrappata a mia come ‘na purpissa con le granfe che non ci potte niente per sgranfiarla, ca ‘nn’àppimo a fare un altro giro che non voleva scendere più?

Lei

Ma che dici, che dici? Che ti esce da quella boccuccia di baci che io mi sono chiusa gli occhi appena acchianavi e non vitti nienti di nienti. Polpessa, aggranfata, ma quanno mai, che vai dicendo?

Lui

(CON UNO SCOPPIO D’IRA)

INSOMMA ALLORA NON TI VA BENE PROPRIO NIENTE? IO NON SERBO A NIENTE E’ GIUSTO? TI HO CONNOCIUTO IN GIRO PER IL MONDO, TI HO ORGANIZZATO UN VIAGGIO CHE TE LO ‘NSONNAVI LA NOTTE E NON CI POTTE NIENTE: PIETRA ERI E PIETRA SEI ARRESTATA. INGRATA! INGRATA!

TALE’ QUANTO MINNI VAIO VASINNO’ NON LO SO COME VA A FINIRE. CA FAZZO QUACCHE MINCHIATA. CORPO DI SALE A MIA!

Lei

(INTIMORITA)

Amunì, non fare accussì ca poi ti senti male e t’acchiana la pressione alta. Lo sai che io parlo parlo ma poi faccio tutto quello che dici tu. Amunì vieni qua non fare accussì!

Lui

(SI SCHERNISCE)

Lei

Avà, lo sai che ti voglio bene, che bisogno c’è di pigliarsela così alla canina. Parlo parlo, certo che devo stare muta? Qualche cosa l’haio a dire! Avà veni ‘ccà ‘nna Crocifissina tua, come mi chiamavi quann’èramo picciotti. Te lo ricordi?

Lui

(SI SCHERNISCE)

Lei

MINCHIUNI che la fai lunga! Avà, vieni qua a darmi una vasata!

Lui

(FA L’OCCHETTO FURBO)

Ehm, Crocefissina?

Lei

Chi c’è?

Lui

Crocefì, ma dimmi una cosa!

Lei

Chi è chi c’è?

Lui

Ma ne sono arrestate di quelle MENTINE?

FINE

©tener1

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