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Bartolomeo 141

Tra una battuta e l’altra i quattro amici si danno da fare di buon gusto col pinzimonio.
Torna Giggetto col vassoio di antipasti: “Ho portato due crostini con alici, qualche fiore di zucca fritto, un paio abbondante di panzerotti e supplì, due bruschette contate e due panzanelle. La porchetta arriva subito.” Depone il vassoio sul tavolo poi assume un portamento da attore vissuto e declama:
“E che ce vo’
pe’ fa’ la Panzanella?
Nun è ch’er condimento sia un segreto,
oppure è stabbilito da un decreto,
però ‘a qualità dev’esse quella.
In primise: acqua fresca de cannella,
in secondise: ojo d’uliveto,
e come terzo: quer divino aceto
che fa veni’ ‘a febbre magnerella.
Pagnotta paesana un po’ intostata,
cotta all’antica, co’ la crosta scura,
bagnata fino a che nun s’è ammollata.
In più, pe’ un boccone da signori,
abbasta rifini’ la svojatura
co’ basilico, pepe e pommidori.”
“Il grande Aldo Frabrizi – conclude con un inchino – pace all’anima sua.”
“Ma bravo, complimenti Giggetto!” Gli dicono in coro i quattro amici e gli ospiti dei tavoli vicini che hanno ascoltato divertiti.
“Vado a prenne a porchetta ché qui me fate arrossì, voi magnate, magnate!” E si allontana.
“Voi italiani siete straordinari – dice Philippe addentando una panzanella – non ho capito molto di quello che ha detto, ma l’ha detto bene.”
“Italiani popolo di santi, poeti, navigatori e incredibili cuochi.” Dice Grey gustando un panzerotto.
Marta prende un supplì gli dà un morso ed emette un mugolio di piacere: “Buonissimo mmm che bontà, da orgasmo.”
“Tesoro ti prego non farmi quei versi orgasmici, mi ricordi Meg Ryan – le dice Meo ridendo mentre prende anche lei un supplì e aggiunge – lo stesso della signora.” Lo morde, chiude gli occhi come in estasi ed anche lei emette un mugolio simile a quello di Marta.
“Funziona?” Le chiede Philippe.
“Alla grande, provalo Phil.” Gli risponde Meo scoppiando a ridere.
Giggetto arriva con la porchetta: “Ecco il porco – rivolto a Philippe – caldo caldo.” Fa spazio sul tavolo togliendo il vassoio del cazzimperio e si allontana.
“Io morirò qui – dice Philippe – ma sarò felice.” E allunga la forchetta per prendere una fetta della porchetta fumante.

 
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Pubblicato da su 20 ottobre 2014 in Bartolomeo, Giochimiei

 

Bartolomeo 140

Arriva il giovane che prima aveva portato l’acqua, con un cestino di pane, una bottiglia di vino e un boccale di coccio: “È un Velletri DOC del 2012, posso?” Chiede mostrando la bottiglia.
Ricevuto il cenno d’assenso la apre con maestria, ne versa due dita nel calice di Meo e attende.
Meo assolve il gravoso incarico di degustatrice con ostentata sicurezza e competenza: “Tzè mi fanno un baffo a me i ‘girabbicchieri’ di Vinitaly!” Dice mentre fa compiere al calice il canonico moto rotatorio che consente al vino di spargersi sulla superficie bombata del cristallo e sprigionare le sostanze volatili. Annusa, degusta e si prende un secondo di pausa prima di dare il suo assenso: “La donna del monte ha detto sì!” Dice prendendosi in giro.
Il cameriere prende il boccale e vi versa lentamente il contenuto della bottiglia, poi completa il rito versando tre dita di vino dentro ogni calice.
Arriva Giggetto con un vassoio con una serie di bicchierini disposti a cerchio attorno ad un piccola zuppiera di terracotta con dell’olio. I bicchieri contengono un “di tutto di più” di bastoncini di verdure variopinte: c’è il sedano, i finocchi, le carote, i porri, peperoni rossi, gialli e verdi, ravanelli, radicchio.
“Per la porchetta c’è da attendere ancora una decina di minuti, intanto mi sono permesso di portare il Cazzimperio, perché ‘co sale e pepe e quattro gocce d’ojo poderessimo facce er cazzimperio’ come diceva il Belli.”
“Madonna quanta roba.” Dice Marta.
“Non la dovete mangiare tutta per forza, altrimenti io stasera che me magno.” Dice Giggetto.
“Con permesso!” Aggiunge e si allontana.
I quattro amici cominciano a sgranocchiare i bastoncini dopo averli intinti nell’emulsione di olio, sale e pepe.
“Mmm che bontà quest’olio – dice Grey – ne comprerei una botte, chissà se lo vendono.”
“Non ti piace più il latte d’asina tesoro, ora vuoi l’olio per il bagno?” Gli chiede Philippe ridendo.
“Sì caro, così non mi scortichi quando mi massaggi le spalle con quelle tue manone ruvide.” Ride Grey.

 
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Pubblicato da su 17 ottobre 2014 in Bartolomeo, Giochimiei

 

Bartolomeo 139

Giggetto allontanandosi fa un segno a uno dei camerieri che immediatamente si munisce del necessario per apparecchiare il tavolo dei quattro amici.
“Vi porto l’acqua signori, naturale o frizzante?” Chiede.
Scelgono naturale e il ragazzo si dirige verso la parete dove è piazzato un frigo a vetrina a quattro ante con le bibite. Prende la bottiglia d’acqua e torna al tavolo, ne versa mezzo bicchiere a testa, depone la bottiglia al centro del tavolo e: “Ora viene Gigetto per l’ordinazione.” Dice e si allontana augurando loro buon pranzo.
“C’è un bel movimento qui.” Dice Grey guardandosi intorno dove tre camerieri si destreggiano tra i tavoli, come giocolieri da circo, per servire le pietanze ai commensali.
“Sì è molto frequentato, specialmente d’estate – dice Meo – all’ombra di questi platani si sta da dio e poi si mangia divinamente, ma questo lo direte voi alla fine.” Rivolta a Grey e Philippe.
Arriva Giggetto: “Allora signori cosa vi preparo? Due panzanelle e bruschette con fiori di zucca fritta, a mo’ di ‘gustatio’ o, come li chiamava Cicerone: ‘promulsis’ che poi non sono altro che antipasti, non vi lasciate impressionare dalla mia cultura, qui se magna!”
“Ora ce lo spiega però.” Dice Marta.
“Signora bella me dia der tu io so’ Giggetto, ma co du ‘G’, no co una come l’artri. Mio padre era un tipo particolare e m’ha messo Giggetto, non Luigi né Gigi.”
“Ok Giggetto con due g – dice Marta – ma sta storia di Cicerone?”
“L’antipasto è una tradizione dell’antica Roma e il ‘mulsum’ è un vino mielato che li accompagnava, da qui il ‘promulsis’ di Cicerone. Ma ora pensiamo a magnà, se va bene l’antipasto – aspetta il consenso di tutti e ottenutolo prosegue – di primo abbiamo, ovviamente rigatoni alla gricia, spaghetti alla carbonara, fettuccine alla papalina, bucatini cacio e pepe…”
Philippe alza la mano: “Scusi signore Giggetto ma il porco?” Chiede indicando la porchetta allo spiedo.
“La porchetta? Certo, come no, mica me la porto a casa, quella ve la faccio gustare subito, prima degli antipasti. Lei è americano, di dove, se posso?”
“Washington.” Risponde Philippe.
“Ho un cugino a New York che si chiama come me, ma lui è un Gigetto regolamentare, ha una pizzeria a Little Italy, se ci andate portategli i miei saluti. Ma torniamo a noi.”
“Io prenderei tutto.” Dice Grey.
“Io doppio di tutto.” Dice Philippe.
“Ho capito va, ve faccio un poker, ma non m’avete fatto finì.”
“Per me va bene un assaggino di ciascuno.” Dice Marta.
Pure per me.” Dice Meo.
“Vi porto quattro vassoi e ciascuno magna quello che vuole – dice Giggetto – da bere avete preferenze o vino dei Castelli, che vi consiglio?”
Accettano il consiglio.
“Vado a lavorà, ci vediamo dopo per il secondo.” Dice e si allontana.

 
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Pubblicato da su 16 ottobre 2014 in Bartolomeo, Giochimiei

 

Bartolomeo 138

Al locale si accede attraverso un cancello in ferro decorato sormontato dall’insegna, sempre in ferro, con la scritta in rilievo: “GIGGETTO LA GRICIA”.
L’aspetto non è quello di un locale di lusso, anzi sembra piuttosto dimesso: varcata la porta d’ingresso i quattro amici si trovano davanti ad un corridoio dalle pareti scrostate, senza quadri di alcun genere, non molto largo ma lungo una decina di metri. Sulla destra superano un bancone in legno massiccio dietro al quale c’è la macchina del caffè. Più avanti sulla destra c’è una sala piuttosto ampia con i tavoli tutti vuoti.
Philippe guarda Grey.
Grey guarda Marta e Meo.
Marta e Meo guardano Grey e Philippe.
Superato il corridoio attraverso una porta a vento si trovano nell’ampio cortile del locale dove i tavoli sistemati all’ombra dei possenti platani sono quasi tutti occupati dai clienti intenti a consumare le proprie pietanze.
La cucina è all’aperto ed occupa tutto il lato adiacente la parete sinistra dell’edificio. Il cuoco si destreggia tra le pentole e la griglia. Ad angolo c’è un enorme spiedo dove rotola lentamente una porchetta.
“Oddio muoio!” Esclama Philippe alla vista dello spiedo.
“Che fai ti impressioni Phil?” Gli chiede Meo.
“No, per niente, muoio all’idea che quel porco finirà tutto nella mia pancia.” Ride Philippe.
Si fa loro incontro quello che sembra il proprietario e che in effetti lo è: “Buongiorno dottoressa, buongiorno signora, buongiorno signori, accomodatevi, vi ho riservato quel tavolo lì, è uno degli angoli più freschi, ma se avete bisogno c’è il ventilatore accanto.” Dice indicando con una mano il tavolo a loro destinato.
“Sono da voi.” Dice e si allontana.
I quattro si accomodano e annusano gli odori che si sprigionano dai piatti che vedono passare.
“All’ingresso sembrava un luogo tetro, dove squartano le persone, ma dagli odori mi sa che qui prima le ingrassano.” Dice Philippe.

 
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Pubblicato da su 9 ottobre 2014 in Bartolomeo, Giochimiei

 

Bartolomeo 137

“Dieci minuti?” Chiede Marta.
“Di taxi.” Precisa Meo.
“Ah ecco.” Dice Marta.
Attraversato il varco delle mura Aureliane trovano subito un taxi libero in arrivo. Meo siede accanto al tassista e gli altri tre si stringono dietro.
“Dove vi porto?” Chiede il tassista.
“Da Gigetto.” Dice Meo.
“Gigetto quello della Griscia, dall’altro lato del Tevere?” Chiede il tassista.
“Sì lui, sempre sulla Flaminia.” Risponde Meo.
“Caldo oggi eh, meno male che questa funziona – indica la bocchetta dalla quale esce l’aria fresca – l’altro giorno si è scaricata e c’erano 35°, signora, all’ombra. Che poi dico che ci stai a fa’ all’ombra se ci sono 35 gradi, ma mettete al sole no?”
L’aria condizionata del veicolo procura un po’ di ristoro ai quattro amici accaldati e li predispone positivamente pure alle battute idiote.
Ridono.
“E quando nasce il bimbo? – Chiede il tassista a Meo indicando la pancia – non per farmi i fatti suoi così per parlare.”
“Fra tre mesi.” Risponde Meo.
“Ammazza è già al sesto mese, non sembra proprio. Ho visto certune al sesto mese con un pancione che non sapevo se portarle all’ospedale, avevo paura che mi nascesse in macchina.” Dice e ride.
Ridono.
Guarda nello specchietto per individuare il padre, fa due calcoli veloci e decide che non può essere che Grey: “Auguri!” Gli dice guardandolo in viso.
Philippe scoppia nella sua classica risata che spiazza il tassista: “Ah scusi è lei il padre… auguri.” Dice guardando in viso Philippe.
Scoppiano a ridere tutti e quattro e a questo punto il tassista tace.
Giunti a destinazione il buon uomo, che non riesce a trattenere la curiosità, chiede: “Chi dei due è il padre? Non per farmi i fati vostri, ma così per parlare.”
Philippe indica Marta: “Lei!” Dice.
Fa ciao con la mano e torna a ridere vedendo l’espressione del volto del buontempone.

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2014 in Bartolomeo, Giochimiei

 

Bartolomeo 136

Al centro della piazza si siedono sui gradini ai piedi dell’Obelisco e scattano qualche foto. Fermano una passante per farsi fotografare tutti insieme.
“Siete due coppie bellissime!” Dice la ragazza quando consegna il cellulare a Grey.
“Presto avremo un bambino.” Dice Philippe sorridendo a mille denti.
“Uno in quattro?” Chiede la ragazza.
“No uno in due, loro due.” Risponde Philippe indicando la pancia di Meo e Marta. Il volto della giovane rimane un attimo perplesso ma la risata travolgente di Philippe non può che coinvolgerla: “Tanti auguri mamme.” Dice ridendo rivolta alle due ragazze, poi saluta con la manina e si allontana sempre ridendo.
“Ma quelle due chiese sono identiche?” Chiede Grey guardando verso Via del Corso.
“Sono le chiese gemelle – risponde Marta – quella sulla sinistra è Santa Maria in Montesanto e l’altra è Santa Maria dei Miracoli, opere di Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana.”
“Ma quanto hai studiato?” Le chiede Meo.
“Tutto quello che ho imparato l’ho detto, la mia cultura si esaurisce qui – risponde Marta – so solo che all’interno delle chiese ci sarebbero da vedere sculture e dipinti di valore, ma non chiedetemi di chi perché non lo so.”
“Per visitare Roma e tutte le sue bellezze non basterebbe un mese.” Dice Grey.
“Con una guida preparata, ci vorrebbe una Gizela a disposizione.” Dice Meo.
“Vero – conviene Marta – lei sì che ci farebbe apprezzare le meraviglie che abbiamo ogni giorno davanti agli occhi, meraviglie che sbiadiscono e si mimetizzano in paesaggi anonimi che compongono le nostre visioni quotidiane.”
“Gizela – spiega Meo a Grey e Philippe – è una studentessa universitaria bravissima che abbiamo incontrato in Abruzzo e che ci ha fatto da cicerone durante un fine settimana che abbiamo trascorso dalle parti de L’Aquila.”
“Ragazzi dobbiamo attraversare la Porta del Popolo e siamo sulla consolare Flaminia. Il ristorante è a dieci minuti.” Dice infine Meo alzandosi.

 
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Pubblicato da su 7 ottobre 2014 in Bartolomeo, Giochimiei

 

Bartolomeo 135

“Le signore hanno ordinato il tè freddo?” Chiede loro Philippe porgendo le due bottiglie.
“Tu sei un angelo Phil!” Le dice Meo che apre la bottiglia e comincia a bere.
“Ho cambiato idea – dice Marta – non lo voglio più sul comodino.” Anche lei beve il prezioso liquido.
Philippe fa il broncio: “Che ho fatto di male?” Le chiede.
“Ti voglio come portachiavi, sempre con me!” Gli dice Marta abbracciandolo.
“Grey è vivo?” Chiede Meo guardando in alto.
“Sì poverino, ha la sua sporca età ma ce l’ha fatta, ora è attaccato all’ossigeno, ci aspetta nell’unico centimetro di ombra insieme con altre duemila persone. Sulla destra accanto al chiosco di oggetti preziosi.” Ride Philippe.
Pian piano, gradino dopo gradino i tre arrivano nella Piazza della Trinità dei Monti e si ricongiungono con Grey che, poggiato al muro, con un piede alzato come una gru, si sventola con una piantina di Roma che si è procurato. Sull’altra mano ha una busta.
“Eccovi belle bimbe, siete voi che avete ordinato questi?” Chiede a Marta e Meo tirando fuori due ventagli dalla busta.
“Due portachiavi!” Dice Meo a Marta.
“Confermo!” Conferma Marta.
Grey le guarda: “Cos’è la parola d’ordine?” Chiede incuriosito.
Le donne prendono i ventagli e cominciano a sventolarsi velocemente il viso, il collo, le braccia. Dopo abbracciano Grey: “Ecco, prima eravamo colanti di sudore e ci avresti schifato – dice Marta – grazie sei un tesoro, ti prendiamo come portachiavi da portare sempre con noi… te e Phil!”
La risata solita di Phil non si fa attendere.
Quando si sono riprese si avviano lentamente lungo il Viale della Trinità dei Monti compiendo il percorso a tappe tra un ombra d’albero e l’altra, proseguono per Via Gabriele D’Annunzio e superati i tre tornanti scendono fino a Piazza del Popolo.
Grey e Philippe rimangono a bocca aperta di fronte alla maestosità della piazza: “Ma è bellissima – esclama Philippe – per attraversarla ci vuole un mese!”
“Cos’è quell’obelisco al centro?” Chiede Grey.
“La so, la so! – Dice pronta Marta – È l’Obelisco Flaminio, il più alto di Roma dopo quello Lateranense. È un obelisco egizio portato a Roma da Augusto. Prima era al Circo Massimo, poi un papa di cui non ricordo il nome lo fece trasferire qui. Le vasche e i leoni furono aggiunte successivamente nel 1800 e qualcosa da Valadier sotto Leone XII.”
Segue il: “Clap clap clap.” di Grey e Philippe con le mani e con la bocca.

 
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Pubblicato da su 6 ottobre 2014 in Bartolomeo, Giochimiei

 
 
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