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Non una giornata come tante

«Pronto?»

«…»

«Si sono io!»

«…»

«Oh signora, buongiorno, come sta? È un po’ di tempo che non ci sentiamo…»

«…»

«Si anche io…»

«…»

«No signora, per carità, io ho piacere di venirla a trovare, ma…»

«…»

«Sì che è importante per me e la mia azienda il suo negozio, nella precisa, identica misura in cui noi siamo importanti per lei.»

«…»

«Ma, cosa intendo dire?…»

«…»

«No, non mi sono arricchito e in quanto a bellezza, lo sa che col tempo si migliora, come tutti, come lei…»

«…»

«A parte le battute, intendevo dire che per me i clienti sono tutti importanti, molto importanti, è la percentuale che varia, e sono costretto, ma non per mia volontà, glielo assicuro, sono costretto a suddividere il mio tempo, ed i miei costi, rispettando le proporzioni.»

«…»

«Ma è logico che sono sei mesi che non ci vediamo, ne erano passati altri sei prima, e ci siamo visti quattro volte, ricorda? E tutte le volte ho riempito il copia commissione di chiacchiere e polemiche, e tutte le volte lei non ha avuto alcuna necessità di buttare giù uno straccio d’ordine, capirà cara signora, che per venire da lei, che non si trova dietro l’angolo, ho trascurato altri clienti che avevano, invece, più necessità, più urgenza di lei, di ordinare.»

«…»

«Pronto? Mi sente? Io non sento niente! Pronto? Pronto?»

E che cazzo sti cellulari! Ho parlato da solo, porca troia!

Ma che vuole questa? Mi ha esaurito con le sue chiacchiere. Polemiche a non finire e mai un ordine. Che faccio perdo tempo con questa antipatica? Indisponente, dispettosa. Si diverte a farmi andare fuori di testa, ma che cazzo le ho fatto poi?

Ha un bel culo devo dire, e un corpo perfetto. Sinuoso. Lei lo sa! Non li ha trent’anni. Molto bella. Quelle labbra poi così carnose da prenderle a morsi. Ma non me la inculerei mai una come quella, neanche morto. Troppo antipatica. Quella si divertirebbe a sfottermi. Meno male che mantengo sempre le distanze io. Può darsi che è per questo che fa la stronza!

Eccola qui, di nuovo lei sicuramente.

«Pronto?»

«…»

«Si la sento, è caduta la linea, sono in auto, può darsi che cada di nuovo…»

«…»

«Sono sti cellulari del c…avolo…»

«…»

«Dicevo che…»

«…»

«Benissimo, lasciamo stare, meglio.»

«…»

«Ok, io sono sempre disposto a venire, non c’è problema, cinquantamila lire di benzina non sono niente, si figuri…»

«…»

«Ma no che non me li deve rimborsare lei. Ricomincia con la polemica?»

«…»

«D’accordo, allora ci vediamo, ma subito non posso, ho altri appuntamenti…»

«…»

«No guardi domani e giovedì ho le giornate piene, possiamo fare per venerdì, pomeriggio…»

«…»

«Allora quando rientra?»

«…»

«Per le sei può andare.»

«…»

«Ok allora rimaniamo giovedì alle sei, ok?»

«…»

«Stia tranquilla che non lo dimentico, ora lo segno nell’agenda, appena mi fermo, lo sa che rispetto gli appuntamenti, io.»

«…»

«Bene arrivederci, arrivederci!»

Vaffanculo!

Questa mi farà perdere tempo come al solito. Cos’aveva poi con tutta questa fretta? Mah, la gente è pazza. Giovedì avrò bisogno di una cisterna di camomilla prima di arrivare a S. Andrea.

È una strada che odio questa. La chiamano “scorrimento veloce”, ma veloce per chi? Per cosa? Per la morte forse!

Piena di lapidi a destra e a sinistra. Un cimitero. Gli incidenti mortali sono all’ordine del giorno, ormai non si contano più. Una strage! Dovrebbero buttarla tutta giù e rifarla d’accapo questa maledetta trappola. Centodieci chilometri di curve cieche, asfalto rovinato, mucche in libertà, camion a dieci all’ora, vecchi rincoglioniti a trenta, sulla striscia continua, che te li trovi davanti, con l’ape, all’improvviso. Un pericolo pubblico! E i giovani con le golf? Bravi quelli, con l’acceleratore a tavoletta dalla partenza all’arrivo, quando arrivano. “Passo prima io”. Stronzi! E lampeggiano. Chiedono strada. Ma dove cazzo devi andare se c’e’ una colonna della madonna?

Guarda qui, una cappella addirittura gli hanno fatto. Una famiglia intera. Distrutta. Poverini!

Ne ho visti di incidenti qui.

Fa da collegamento ad almeno quaranta comuni sta strada del cazzo. L’avrò percorsa un milione di volte. Ne ho evitati di incidenti. Che culo devo dire! Ogni volta che devo fare sta strada mi viene il freddo, anche d’estate. D’inverno, poi, quando piove, è un dramma. Viscida come saponata. Una pista per autoscontro.

Meno male che sono arrivato. Già è positivo.

Eccola lì. Però! Si è lustrata per la festa. Che pezzo di donna. Peccato che è così scostante.

Andiamo va, comincia la guerra. Stai calmo altrimenti finisce male.

«Signora buongiorno, come sta? La trovo in forma!»

«…»

«Si un po’ di pancetta, ma che vuole, a passare la vita in macchina spunta per forza.»

«…»

«Si tutti bene e voi? Suo marito? Al lavoro?»

«…»

«Quindi rientra domenica addirittura! Che vita pure lui!»

«…»

«Di novità ne abbiamo tante, troppe forse, comunque ora le vediamo con calma.»

«…»

«Si grazie un caffè lo accetto sempre, ne prendo una decina al giorno, minimo.»

Che profumo che si è buttato addosso, da svenimento. Guarda la stronza che camicia trasparente. Me lo fa apposta, è sicuro! Guarda come si muove quel culo. Porca miseria, ma che fa provoca? Lasciamo perdere va!

«No grazie, io amaro!»

«…»

«No, ma quale dieta, lo prendo amaro da secoli ormai, questione di abitudine, dolce mi fa acidità.»

«…»

«Sì era buonissimo, grazie!»

Tutta questa gentilezza da dove la tira fuori?

Ha un profumo inebriante, cosa sarà Jean Marie Farine? No quello è troppo secco, piuttosto è un Dior, comunque fa venire voglia di starle molto vicino. Che stronza, l’ha fatto apposta, come, di proposito, mi ha sfiorato la mano mentre le davo la tazzina. Ha la pelle morbida però. Mi sta osservando. Fa lo sguardo languido. Ma è fusa? Come faccio ad evitare di guardarle il seno, con quella camicia aperta che si è messa? Devo stare molto attento, questa provoca per divertirsi, è pericolosa. S’è accorta che le spio il decolleté. Non si scompone. Continua il suo giochino, ora si passa la mano tra i capelli, scopre l’orecchio. Tutto atteggiamento per vedere la mia reazione. Ma pensiamo al lavoro ch’è meglio.

«Questa è una nuova linea per bambine, dai cinque ai dieci anni, che avrà il supporto pubblicitario, da settembre. Un grosso investimento su Mediaset, Rai, Tmc, Mtv e sulla stampa specializzata: Topolino etc…»

«…»

«Si, lo so che Tmc e Mtv da voi non si prendono, ma vedrà che prima o poi metteranno i ripetitori pure qui. Dicevo, il taglio di prezzo è molto ampio, si va dalle 14.900 lire, questa qui, in blister, alle 49.900 lire, la scatola vetrina con tutti gli accessori.»

«…»

«Quanti? Ok! Due imballi per tipo, ok, quindi ventiquattro pezzi del 485696, dodici del 485697, dodici del 485698 otto del 485699 e sei del 485700, giusto?»

«…»

Ma quando mai ha comprato, quelle poche volte che ha comprato, due imballi per tipo? I suoi numeri sono sempre stati da schedina: uno, due, mancavano le “x”. Non mi avrà preparato un bel “pacco”? No, non ci posso credere, dopo secoli di ordini di pochi, sofferti milioni, ora se ne spunta con due imballi per tipo. Si, questa mi vuole fare il pacco ed ha preparato tutta la sceneggiata per fuorviarmi: il profumo, la camicetta aperta, i capelli freschi di parrucchiere, le labbra alla Marini. Che stronza! Vediamo quanto ne ordina di “Spring” ora?

«Sempre per bambine, ma con target di età maggiore, dai sette ai dodici anni, abbiamo invece una novità nel campo dell’elettronica. Spring, un successo mondiale che arriva in Italia a novembre. Signora Curella questa è una…»

«…»

«D’accordo, non c’è problema, possiamo darci del tu, ci conosciamo da tanti anni ormai, io sono Alessio. Celeste! Un bel nome! Quanti? Non le sembrano un po’ tanti quarantotto pezzi?»

«…»

«Si, appunto, scusa, volevo dire “Non ti sembrano eccessivi… Celeste?”»

È chiaro! Diamoci del tu, quarantotto pezzi di Spring da novantanovemila lire al pubblico, ma quando li vende? Mi vuole fare il pacco. Porca troia, mi sta facendo perdere tempo inutile, ma come faccio a farle capire che ho capito il suo gioco? E continua a toccarmi le mani mentre indico i prodotti del catalogo, e finge che sia casuale, ma con chi crede di avere a che fare? Ora glielo dico e basta! Che la smetta. Ora chiudo tutto e la saluto, non posso continuare a farmi sfottere così. Mmm che pelle delicata che ha la troia, quasi quasi le prendo la mano e vediamo se la smette. Tanto che ci perdo? Qui non ci verrò più.

Che giornata!

Tutto mi sarei aspettato dalla Curella, ma mai una cosa del genere. Devo stare attento alla guida ora, col buio, in questa merda di strada. Voleva che rimanessi lì, con lei, non si stancava mai, mi ha sfinito. Che scopata. Era come impazzita. Anzi credo proprio che sia impazzita davvero, non trovo altra spiegazione. Mi avrà fatto un ordine di almeno una cinquantina di milioni e quando ha capito le mie perplessità, ha insistito per darmi la copertura. A vista. Un assegno da cinquanta milioni a vista. Problemi di soldi non ne ha, questo è certo, comunque domani, per sicurezza chiedo il benefondi, non si sa mai. E poi mi ha scopato!

Che giornata, memorabile!

Meglio se mi fermo al rifornimento a prendere un caffè, sono stanco morto. Ne approfitto per comprare le sigarette per domani, così non esco di mattina.

Eccola lì, un’altra lapide, proprio all’ingresso della stazione di servizio. Anzi due. Saranno marito e moglie. Questa è fresca, non l’avevo notato prima. Si aggiungono all’elenco lunghissimo delle vittime. Peggio di Hiroshima. Poveracci. Io mi sento un sopravvissuto. E dire che la percorro almeno tre, quattro volte al mese. Ma perché non la chiudono per sempre e non se ne parla più?

Come si chiamano questi? Anzi si chiamavano, poveracci.

Oddio! Non è possibile, non ho sognato, sono sveglio, sveglio! Che mi sta succedendo, sono impazzito? Sono io il pazzo! Ho avuto le visioni? No, no, no, no, ho l’assegno qui nel portafogli. Eccolo: cinquantamilioni, Banca Popolare di S. Andrea, firmato…

Ma io l’ho vista firmare, con i miei occhi! Non è possibile, manca la firma. Sono sveglio, si, sono sveglio, non sto sognando, non è un incubo, non può essere. Eppure nelle lapidi c’è scritto, chiaro, si vede che sono nuove:

CURELLA CELESTE

LOVERSO ALDO

06/06/65

15/04/58

06/06/95

06/06/95

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