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Non tifo Inter

Ci sono alcuni giorni nell’arco della vita che sono segnati ed è inutile che fai finta di non saperlo, di temporeggiare, di ritardare l’appuntamento, tanto quei giorni stanno lì ad aspettarti con la location pronta da tempo ed anche se ti trovi distante mille miglia dall’appuntamento lì vai a finire, all’ora prestabilita.

Ricordi Samarcanda: “…T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda eri lontanissimo due giorni fa…”

 Ad essere sincero io lo sapevo che il 22 maggio sarei stato a Milano, avevo prenotato un paio di settimane prima il volo, quindi certo che lo sapevo, ma mica pensavo alla finale di Coppa dei Campioni tra l’Inter ed il Bayern? Manco interista sono e le uniche partite di calcio che seguo sono quelle del Palermo e dell’Italia… se non mi fanno dormire. Sì è vero, il parlottare animato dei tifosi di questa o quell’altra squadra, contro questa o quell’altra squadra mi attraversava le orecchie ormai da giorni, ma non si soffermava, avevo altro per la testa.

Io pensavo solamente a quel “benedetto” cliente che mi costringeva a rinunciare alla prima giornata di pesca della stagione, e dire che Carlo era pronto per l’esca, con le dita barzotte e la manicure fresca, chissà che battuta ne sarebbe uscita. (La storia di Carlo se volete la leggete da un’altra parte).

 Comunque stava scritto che dovevo essere lì e lì ero, in quella pizzeria ristorante straripante, solo, tra due schermi 46″ HD che anche se non volevi i giocatori ti saltellavano sul tavolo.

 Che mangio che mangio? E mi appetì una bruschetta al lardo mentre i giocatori scaldavano i muscoli tra il pane ed il vino. Intanto per passare il tempo in attesa della pizza alla diavola, osservavo le specie umane circostanti cercando di comprendere la bontà dei tagliolini alle aragostelle, del risotto alla pescatora, degli spaghetti mari e monti che sparivano fagocitati dalle loro bocche. Rubavo le espressioni di libidine soppesando il volume del cibo inserito in ogni forchettata, contando il numero di mandibolate e la loro velocità prima della deglutizione del bolo.

Non avevo una mazza da fare!

Una signora perbene alle prese con una cozza gratinata cercava di non infrangere la linea del rossetto rosso vivo, ancora più vivo in contrasto con la carnagione del viso eterea, il di lei marito, forse, o compagno, forse, o amico, forse, giochicchiava col cellulare scambiando suonerie divertentissime, così sembrava, col suo vicino. Che risate. Tavolo da dieci.

Proprio sotto uno dei televisori, mi attenzionò una coppia giovanissima, più di 32, 35 anni in due non gli davo, lei esile, nera di capelli lisci a caso, lui esile, nero di capelli lisci, a caso pure i suoi. L’antipasto caldo di mare sparì tra la formazione dell’Inter e quella del Bayern, 12 euro a testa, 24 euro già digeriti, più una bottiglia di vino bianco da 12 altri euro e con la pizza bianca come passatempo avevano già fatto fuori più di 40 euro. “Domani mangio come loro” pensai, magari con un collega o con un cliente mi viene meglio.

 Il tavolo accanto al mio era più modesto, il solitario mio simile con una 4 stagioni ed una birra aveva risolto la cena ed ora se ne stava con la tazzina del caffè a mezz’aria a seguire le prime azioni di gioco. Lo vedo sussultare e giro gli occhi verso lo schermo in tempo per una parata del portiere tedesco. Interessante, sembra che l’Inter stia giocando bene, la mia attenzione rimane sulla partita.

Il mormorio della sala mi arriva stonato quando Chivu viene ammonito per un fallo su un giocatore avversario. Qualcosa mi disturba l’udito, una frase fuori luogo del tipo “Buttalo fuori arbitro venduto!”. Ma come, sono o non sono a Milano? E l’Inter non è una delle due milanesi? Sono in Italia o mi sono distratto un tot?

Taglio la mia pizza in otto spicchi e con cura ne prendo uno, lo piego a metà dalla parte dell’arco di cerchio cercando di mantenere le fettine di salame all’interno e poterlo addentare. Un occhio alla partita che diventa interessante e mi prende. Dimentico la coppia giovane che intanto aveva fatto fuori un vassoio di frittura mista di calamari, gamberi e scampi da 20 euro, dimentico il tavolo da dieci con donna eterea e marito giocherellone, dimentico i coglioni che tifavano contro ed al gol di Milito esulto alla grande lanciando uno sguardo a mo’ di “Tiè stronzo beccati questa” verso la zona nemica. Ragazzini, con la sciarpa del Bayern. Disgustosi.

Disgusto che manifestai storcendo l’angolo sinistro delle labbra che unito all’apertura della narice urlava il mio pensiero: “Merdine!”.

 La crema di una fetta di pastiera napoletana mi accompagnò nell’intervallo durante il quale ripresi la mia analisi silenziosa rientrando nel mio ruolo di “un cazzo da fare”.

I due giovani famelici si sfioravano le mani dopo aver fatto piazza pulita delle portate scelte. Pure il caffè aveva subito la medesima sorte. Conto e via.

Il tavolo da 10 era al dolce, l’eterea che avevo di fronte cercava di violare la boccuccia stretta con cucchiainate di sorbetto al limone mentre il marito, o chiunque fosse, schiamazzava guardando il cellulare. La signora anziana, la madre dell’eterea la catalogai, gustava un affogato al caffè disegnandosi splendidi baffi con la lingua. Al suo fianco una ragazzina, non più di 10 anni, le diceva “Nonna pulisciti la bocca” passandosi la lingua tutto intorno alle labbra. Gli altri componenti la comitiva rimasero anonimi per tutta la mia vita.

 Secondo tempo e subito un “OOOOHHHH” di disappunto dei traditori buyerntifosi mi catapultò dentro a partita. Li odiavo quei tizi, più del cliente che mi aveva costretto a Samarcanda. Cosa accomunava quella gente lombarda alla squadra tedesca? La rabbia mi montava dentro perché non riuscivo a trovare una motivazione valida, se non la stupida manifestazione d’invidia di pseudo tifosi milanisti che avrebbero goduto alla sconfitta dell’Inter. Tifosi!

E dire che fino ad una certa età ero stato milanista, ricordo ancora la formazione tipo di non so quale anno, quella dei Maldini, dei Baresi, Gullit, Van Basten, Rijkaard, Donadoni, Ancellotti. Dopo di loro il vuoto, primo scandalo calcio e mio disinteresse per secoli, fino al Palermo della rinascita e di Zamparini. Tutto il resto zero assoluto. Ma quando ero tifoso e seguivo le partite di coppa, non mi era mai balenata l’idea di tifare contro una squadra italiana. Arrivo all’assurdo di tifare Catania quando non c’è il derby, figuriamoci.

 Quando a metà del secondo tempo, dopo una decina di minuti durante i quali sembrava che il Bayern potesse raggiunger il pareggio, Milito segna ed io esplodo tutta la rabbia contro i traditori. Mi alzo in piedi e grido “RETEEEEEEEEEEEEEEEEE”, sì io non grido mai “gol”, sempre rete ho detto, chissà perché. Nell’euforia mi volto indietro a guardare i volti stravolti dei traditori e privo di controllo rivolgo loro un braccio ad ombrello accompagnato da un “Tiè pezzi di merda!”.

Ero impazzito!

Accadde il finimondo.

Due ragazzotti mi si scaraventarono addosso con l’espressione precisa precisa di chi vuole ucciderti. Magari l’avrebbero fatto tranquillamente se il padrone del locale, un omaccione dal fisico poco rassicurante, non si fosse precipitato in mezzo a difendermi frapponendo il suo metro e novanta per oltre 100 chili tra me e gli assassini. Un angelo.

 In quel locale di Torino dove dalla lite di due tifosi a fine partita c’è scappato il morto, non c’erano angeli.

©tener1

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4 risposte a “Non tifo Inter

  1. tener1

    2 ottobre 2011 at 17:57

    Dai però ho fatto il tifo lo stesso 🙂
    Chissà quanto avrai lavorato per organizzare una finale di coppa dei campioni il giorno preciso del tuo compleanno, questo sì che è darsi da fare mica cotiche. 😀

     
    • Sonja A.

      2 ottobre 2011 at 18:04

      Non ci crederai, ma ho rinunciato al mio biglietto e al viaggio per consentire a Bab di godersi lo spettacolo al posto mio. Ed io quella sera sono stata abbastanza schiscia, l’indomani ho avuto il piacere e la gioia di partecipare ad un bellissimo blog raduno in val D’Aveto, e lì mi sono scatenata festeggiando entrambe le ricorrenze 😀

       
      • tener1

        2 ottobre 2011 at 18:16

        Fatto benissimo entrambi i giorni 🙂

         
  2. Sonja A.

    2 ottobre 2011 at 17:46

    Finalmente sono riuscita a leggere il tuo racconto: splendido a prescindere dal titolo. Mi sono persa nel ristorante, nella descrizione degli avventori, delle loro consumazioni, nei tuoi pensieri.
    Ehm…ma lo sai che il 22 maggio, partita a parte è una data storica?
    Noooo??? E’ il giorno del mio compleanno, visto che regalone mi hanno fatto un anno fa? 😉
    Un abbracci1 😀

     

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