RSS

L’Ero(d)e

 

Ha preferenze per il posto, signor Tale? – mi chiese miss universo temporaneamente addetta al check in dietro il banco della compagnia aerea di bandiera.

Ora, quando una figliola così – benedetta la mamma – pronuncia il tuo nome, senti le campane suonare a festa e d’incanto sei dentro la Barilla, a due metri dal pavimento, leggero come una farfalla, dimentico delle cambiali e della tassa sui rifiuti solidi urbani che ti perseguita da anni.

Finestrino, primi posti, possibilmente, grazie – risposi agli occhi verdi, labbra mangiami mangiami e tralascio il resto per evitarvi gli usuali pensieri pruriginosi che il comune maschio farebbe al cospetto di cotanta beltà. Io li feci, malgrado la stanchezza, le scarpe piene di piedi ed il cilicio in testa.

Dopo l’attesa nel gabbiotto dei detenuti, finalmente:

VOLO TALE CON DESTINAZIONE TALE… IMBARCO IMMEDIATO USCITA TALE – annunciò l’altoparlante.

I cento e passa passeggeri, tra i quali ben celati i miei carnefici, ci incolonnammo in modo sparso verso l’imbarco. [Mi assumo la responsabilità della frase precedente.]. Bagaglio a mano in mano, ventiquattrore in mano, buste pacchi e pacchettini in mano, biglietto in bocca, cellulare incastrato sul collo tra la clavicola e l’orecchio, con la testa dell’omero sollevata – classica postura da Hunchback – per le ultime istruzioni a chi deve prelevarci all’arrivo.

Mi sto imbarcando ora, sono… – sbirciatina da miope all’orologio del vicino – le diciassette e quindici, un’ora e venti di volo, un paio d’ore per le valigie fai conto le diciannove venti se non ci dirottano. Scherzo. Che tempo c’è lì? Qui si muore dal caldo, sono tutto sudato da fare schifo. Appena arrivo mi doccio per un’ora almeno. Sì ho mangiato un panino a pranzo, preparami un piatto di spaghetti qualsiasi, anche bianchi, poi si vede.

E discorsi del genere.

La navetta ci accatastò tutti ben bene, chiuse le bussole e, come consuetudine, rimase ferma per oltre dieci minuti, sotto il solleone.

Il contatto fisico coi vicini di navetta mi faceva schifo, ricambiato.

L’MD80 era lì a pochi passi, meno di cento metri, un miraggio, avremmo potuto raggiungerlo a piedi. Ma la sicurezza dei passeggeri impone la frittura in navetta.

Le suonerie dei cellulari mettevano scompiglio, bisognava deporre pacchi pacchetti bagagli e quant’altro sul pavimento e palparsi per bene il palpabile per individuarne il nascondiglio, giusto il tempo perché all’altro capo riagganciassero. Tutto nello spazio di una scatola di sardine.

Una coltre olezzante di sudori ed altre evaporazioni corporee aleggiava sulle nostre teste. Anche la miss universo mi avrebbe fatto schifo in quel momento, figuriamoci la signora doppia taglia doppio sudore la cui ascella mi sbatteva giusto sul naso.

Speriamo non me la ritrovi accanto”, speravo ingenuamente.

Finalmente arrivarono i due testa di cazzo ritardatari. La navetta li inghiottì e si mosse percorrendo un paio di chilometri in giro per l’aeroporto prima di fermarsi davanti al nostro aereo. Altri lunghi cinque minuti di pausa in attesa dell’OK. Giusto il tempo di ultimare la cottura. Alta culinaria aeroportuale. Così funziona.

Sappiate che l’ascesa verso l’aeromobile comporta alcuni movimenti dei glutei che provocano sovente l’involontario rilassamento degli sfinteri anali. Detto ciò, è salutare mantenersi a distanza da chi vi precede sulla scaletta, quel tot che basta ad evitarne le emissioni venefiche.

Orbene.

Chi mi precedeva nella scaletta?

Indovinato! Ma sarete sadici?

La signora doppia taglia doppio sudore ascella colante, ovviamente, che si lasciò sfuggire un malevolo asfissiante gas annoverato tra le armi chimiche batteriologiche messe al bando persino da Saddam Hussein. Barcollai tramortito. Ero stordito ma vivo.

Avrei dato un cazzotto allo stuart sorridente che mi dava il benvenuto a bordo.

Comunque.

La sfiga ha dieci decimi ed è perseverante con le proprie vittime. Conscio di ciò, seguivo pavido i passi della signora doppia taglia doppio sudore ascella colante culo cantante, terrorizzato dall’idea che potesse fermarsi all’altezza della sesta fila: la mia. Proseguì – sia lodato iddio – e tirai un sospiro attaccaticcio di sollievo.

Ma.

Al sei, il 6A, il mio posto finestrino, assegnatomi con amore ricambiato da miss universo, ci stava un tizio che si asciugava, indifferente, il sudore, con un fazzoletto ex bianco. Insofferente lo ero già.

Scusi!

Che c’è?

Io sarei lì, quello è il mio posto.

Perché lei che numero ha?

Sbuffai che palle e dissi:

Io ho il 6A, vede – mostrandogli il tagliando – proprio quello lì dove sta seduto lei.

Anche io ho il sei, perché che differenza c’è, non sono tutti uguali, questo o quello, non vedo la differenza.

Venti secondi di conoscenza, ma lo odiavo dalla nascita. Mi misi di pazienza sfoderando la migliore delle antipatie di cui fossi capace.

Vede signore, ci sono cinque posti per fila, tutti numerati. Capricci di chi decora. Però dato che ci sono i numeri io ho scelto il mio il 6A, un posto finestrino che non serve ad un cazzo ed è uguale a tutti gli altri, ma dato che l’ho scelto, vuol essere così cortese da togliere il suo dannato culo dal mio posto ed andarlo a depositare dove cazzo le pare?

Una bella frase d’effetto, da colossal americani, quelli dove Schwarzenegger batte l’indice dritto sul naso del nemico che si caga addosso, più per la faccia da Terminator dello Schwazzy che per altro. Lo vedo presidente degli States, in un mondo dove attori e saltimbanchi hanno conquistato il potere con l’indice di gradimento, battere il ditone d’acciaio sul naso del cattivo di turno e risolvere tutto.

Forse avevo alzato la voce, ma l’avevo convinto.

Si alzò bofonchiando mi fece entrare e si accomodò nel sedile accanto a me. Puzzava d’aglio. Che cazzo aveva mangiato? Pensai. Mi sono sbarazzato della bidonna e mi trovo un puzzones d’aglio. Non vedevo l’ora di essere sotto la doccia.

Ma.

Non immaginavo che il peggio dovesse ancora accadere.

Quando prendete un aereo non fate caso ai passeggeri armati fino ai denti, ai talebani con candelotti di dinamite legati alla cintura, ai mafiosi con lupara, peraltro superata dai più comodi fucili mitragliatori, ai senzatetto con bombe a mano. Bazzecole queste. Controllate invece attentamente la presenza di bambini e se ne vedete anche solo uno, rinunciate al volo e se siete già imbarcati adoperate qualsiasi mezzo per abbandonare il velivolo. Fingete l’infarto al limite.

Premetto, ad evitare giudizi affrettati sul mio conto, che io adoro i bambini. Portano allegria, felicità, meraviglia, pappa, ruttino, pannolini. Ma non sull’aereo.

Orbene.

Chiuse le porte, chiusa l’aria dei bocchettoni sulle teste dei passeggeri, quel tot per tramortire i più resistenti, mentre l’hostess in prepensionamento (la nonna di miss universo) mimava gli avvertimenti di sicurezza, ignorata da tutti tranne che dal mio vicino puzzones, che si agitava da primo volo, appena l’aereo si mosse si udì uno gne gne di bimbino che diede inizio all’apocalisse.

Lo stuart sorridente – cazzo ridi? – accompagnò la bidonna al posto del puzzones dirottato al nove. Le procurò solerte il prolungo per la cintura e la fece incastrare sul sedile da dove tracimava abbondantemente occupando parte del mio spazio. Il bimbino gne gne scalpitante in braccio alla mamma venne sistemato accanto alla bidonna ed io rimasi intrappolato tra finestrino e bidonna con contorno di bimbino gne gne.

Scacco Matto.

Durante il decollo, al primo bimbino gne gne se ne unì un secondo e, come quando nella notte si sente un bau solitario seguito subito dopo da mille bau di solidarietà, arrivò un terzo sonoro gne gne baritonale per un indimenticabile concerto in gne gne maggiore.

Hostess e stuart si prodigarono avanti e indietro per arrestare gli strepiti con acqua calda, fredda tiepida, bustine di zucchero, the, marmellata, biscotti, caramelle, latte. Tutta roba spalmata intorno

Esito zero.

Mi tamponai le orecchie con carta masticata della rivista di bordo, distesi il sedile sulla pancia di quello dietro e chiusi gli occhi. Malgrado i tappi le tempie pulsavano doloranti. Respiravo con affanno nell’angusto spazio concessomi dalla bidonna. Infilai dentro le narici pezzi di fazzolettino profumato per coprire le esalazioni venefiche misto aglio di puzzones sudore di bidonna e cacca di bimbino.

Un’ora e venti di martirio.

All’arrivo i bimbini dormivano come angeli ed intorno un mormorio unanime.

Tutti i passeggeri, a qualsiasi razza o religione o fede politica appartenessero, si trovarono concordi: Erode aveva capito tutto!

Mia moglie, vedendo il mio viso emaciato, mi chiese del volo. Le guardai la pancia di sette mesi, scacciai qualsiasi pensiero e risposi:

Tutto bene!

La compagnia aerea dovette svendere l’aeromobile al mercato delle pulci.

©tener1

Annunci
 

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
Free Animals, Loved & Respected

There are no words to justify the extermination Animal

ANDREA GRUCCIA

Per informazioni - Andreagruccia@libero.it

pensierifusi

Un posto dove scrivere

catepat07

Dare spazio alle idee cinema, letteratura e televisione

PATHOS ANTINOMIA

TEATRO CULTURA ARTE STORIA MUSICA ... e quant'altro ...

Dopo le colonne d'Ercole

Ogni tanto mi fermo e scrivo. Punto.

In Parte Me

" Fai della vita la tua forma d'arte, che ogni attimo possa diventar verso ed ogni giorno pagina." Questa è la mia arte. Questa è la mia storia. Questa è la mia vita. Almeno in 'parte'...

♥ melodiestonate ♥

Un blog da leggere... .Per chi ha tempo da perdere...♥

Una webcam sempre accesa nella stanza di Calipso

Trent'anni e una vita che non vedo. Allora la metto a nudo, completamente, me stessa e la mia vita, in ogni suo piccolo, vergognoso, imperativo dettaglio, come se avessi una web cam sempre accesa puntata addosso. Svendermi per punirmi e per rivelarmi completamente al mondo, svelare le mie inadempienze come la laurea che non riesco a prendere e i kili da perdere, nella speranza che sia il mondo a vedere quel che io non vedo in me. Un esperimento che sarà accompagnato da foto e cronache dettagliate e che durerà un anno, il 2013 dei miei 30'anni. Se il mondo non vedrà niente neanche così, chiuderò tutto....

Martina's World Wide Web

A world always under costruction...

Ohmarydarlingblog

Un volo di farfalle

losfogolinguistico

Just another WordPress.com site

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

Moda Gégè

C'est génial

Bookolico

Leggi, ovunque, quando vuoi.

A crescere come si fa

"Con tutto quello che succede in una vita come questa, forse è meglio se la strada non è proprio quella giusta".

pensieridatergo

Just another WordPress.com site

tuttacronaca

un occhio a quello che accade

Andrea T. (un po' come Melissa P.)

Tutto quello che leggete in questo blog è opera di pura fantasia e tutta la mia fantasia è protetta dal Copyright.

manginobrioches

Il cuore ha più stanze d'un casino

Laboratorio Romanzo

condivisione di un primo capitolo in progress

come foglie al vento

Del passato conservo solo i ricordi

lpado.blog

Un Blog francamente superfluo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: