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L’arena

Quella sera c’era “Maciste contro Ercole nella valle dei guai”, era da un mese che la locandina davanti l’ingresso dell’arena ci faceva il chiamino. Io e Mario trovavamo sempre una scusa per andare a guardarla, erano più o meno cinquecento i metri che separavano la mitica arena da dove abitavamo noi e li percorrevamo ridendo lungo tutto il percorso raccontandoci a vicenda la trama del proprio film personale con Franco e Ciccio, la nostra trama in attesa di quella vera.

Avevamo sentito parlare di questi due strani palermitani che facevano morire dalle risate e ci incuriosiva vederli alla prese con – addirittura – Ercole e Maciste. Bisognava andarci. Ma come?

Sia per me che per Mario era impensabile chiedere 100 lire ai genitori per andare al cinema, allora come fare per procurarseli? Ideona di Mario: “Andiamo da Zio Vicè e gli chiediamo se ci fa consegnare la spesa a domicilio così ci becchiamo le mance!”, avevamo tre giorni di tempo, il film l’avrebbero proiettato il sabato, ce l’avremmo fatta sicuramente. Avremmo diviso a metà l’intera somma accumulata, era il patto, con eventuali soldi in più avremmo comprato “calia e semenza”.

Il giorno dopo, giovedì, ci presentammo di buon mattino alla bottega di Zio Vicè e gli offrimmo la nostra collaborazione. Lui ci valutò dalla testa ai piedi, ci riempì di consigli: “State attenti a non schiacciare la frutta, non fate cadere le uova altrimenti le pagate voi, contate bene il denaro e non perdetelo altrimenti i soldi li voglio da voi” etc. etc.

Non è che ci fossero tutte queste clienti che ordinavano la spesa a domicilio, anzi non ce n’erano proprio, si trattava di stare lì ed aspettare che qualcuna facesse una spesa abbondante ed avesse bisogno di aiuto per portarla a casa, non c’erano buste di plastica, solo carta e spago.

La prima cliente fu assegnata a Mario, con mio sollievo ché mi vergognavo un po’. Ma poi toccò a me. Rosso come un peperone seguii la signora, piuttosto anziana, carico di pacchi contenenti mandarini, pesche, mortadella, canestrato, sale, zucchero. Aveva fatto la spesa grossa. A casa le consegnai il mio fardello e lei mi ringraziò offrendomi una caramella.

Tornai al negozio un po’ desolato giusto in tempo per vedere Mario che andava via con un’altra signora e mi faceva un segno con la mano aperta, tutto contento. Aveva ricevuto cinque lire di mancia, fortunato lui. Per farla breve, alla fine della giornata lui aveva intascato 25 lire ed io solo 10. Mancavano ancora 165 lire per i biglietti, ma non ci scoraggiammo.

Il Venerdì andò meglio: io 35 lire, grazie ad un’offerta generosa di 20 lire di una benestante, Mario 30 lire. Mancavano 100 lire tonde, ma di sabato, eravamo certi si sarebbe lavorato di più.

In effetti si lavorò di più ma di soldi ne girarono pochi per me, solo caramelle e cioccolatini.

Alla fine io avevo incassato in totale 65 lire mentre Mario ne aveva 95. Lui era più intraprendente di me. Infatti mi convinse a dargli 5 lire piuttosto che dividere e non ci sarebbe andato nessuno dei due all’arena, almeno lui che aveva guadagnato di più se lo meritava. Giusto, non faceva una grinza.

Ero tristissimo il sabato sera, vedevo i grandi che andavano al cinema ed io no. Ci tenevo tanto, davvero, mi sarei messo a piangere per lo sconforto, anzi forse lo feci.

Poi decisi di andare lo stesso, almeno avrei sentito da fuori le musiche ed i dialoghi, ma mi scocciava farmi vedere dagli altri che entravano ed io no. Andai lentamente per arrivare 5 minuti dopo che il film fosse iniziato. Sentivo già le risate degli spettatori. Me ne stavo con le spalle al muro e la testa bassa accanto al cavalletto con il manifesto del film, seminascosto per non farmi vedere dalla maschera che c’era all’ingresso. Mi vide invece e dopo un po’ mi fece un segno con la mano. Mi avvicinai con gli occhi sempre bassi.

“Non hai i soldi per il biglietto?”, mi chiese. “No, ho solo 60 lire”, gli risposi.

“Dammi 50 lire col resto ti compri il ghiacciolo”, mi disse.

©tener1

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