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Lacrime e zoccole a Hollywood

Bello come un arcangelo, sguardo fiero, magnetico, occhi blu ipnotici, viso ancora fresco di rasatura alle undici di sera, una pelle liscia, come il culo di un neonato che non ha mai avuto barba, alle undici di sera, circa, si gira per uno sguardo d’addio verso la donna. E va. Lei lo rincorre.

– Non lo dire, stronza, non lo dire che l’ammazzi poveraccio – dice mia moglie.

Invece la perfida grida la fatidica frase di condanna:

– Ti amo!

– Ma porcaccia di una miseriaccia questo mi muore sicuro ora che quella scema l’ha detto, per forza lo doveva dire, per forza – dice mia moglie giustamente incavolata e inveisce colorita – Ma cazzo cazzo cazzo, ancora non l’hanno capito queste sciacquette del cinema che “ti amo” è una condanna a morte? Povero John (così si chiamano gli eroi di questo genere di film) guarda che gran pezzo di ragazzo che quell’assassina mi va ad ammazzare. Porta sfiga dire “Ti amo”, l’hai capito o no brutta scema?

La brutta scema è un gran pezzo di donnina viso pallido labbra rosse boccuccia a cuore boccoli d’oro che aveva incontrato l’arcangelo per caso, come avviene in tutti i film del genere, scontrandosi per strada. Lei distratta, lui pensieroso, i pacchi della spesa per terra, e mia moglie:

– Questi fottono, sicuro che fottono, guarda, te lo dico io che scopano, è inevitabile!

Ma questo è un genere di film dove l’eroe è troppo positivo per permettersi di fare sesso in pubblico, tutt’al più un bacetto appassionato ma senza movimenti di lingua visibili.

John si ferma, si gira, guarda mia moglie negli occhi e le dice:

– Amore tornerò!

Bello, splendente bianco argentato come Uriel, si avvia a compiere il suo compito di ordine e armonia. Parte per la guerra.

– Ti amerò per tutta la vita – pronuncia lei. Altra frase di condanna a morte inappellabile.

C’è sempre una guerra per l’eroe John, una guerra dove andare a morire per colpa del “Ti amo” della sciacquetta di turno, dove morire da eroe. Se non c’è si crea, altrimenti l’Hollywood crolla.

Dissolvenza tra il viso della donna, triste ma radioso per la promessa d’amore ricevuta da John, ed il fronte, dove l’eroe sta difendendo la giusta causa del più forte costretto a reagire per il bene del mondo intero, trucidando nemici a quintali, occhi blu sotto una maschera di fango, lercio ma bello sempre.

– Ma quant’è bello, guardalo come lotta per il bene del mondo – dice mia moglie affascinata – ma muore sicuro, ormai non ha scampo, quella l’ha condannato vedrai.

Ma l’eroe è immortale ai proiettili alle granate ai carri armati e lotta lotta lotta, salva mille compagni, uccide, ma con eleganza, tutti i nemici e scrive a Maria (ché così si chiamano le protagoniste in questo genere di film).

Dissolvenza sulle lacrime di commozione di mia moglie che legge, fiera per le imprese del suo eroe. Partecipa alle riunioni delle amate degli altri eroi e con fierezza incrocia lo sguardo con Paul, il migliore amico di John, riformato e sofferente per non poter contribuire alla causa ed essere pure lui un eroe. Paul soffre di ciò con evidente sofferenza. I loro sguardi si incrociano e la donna percepisce subito tutta la sofferenza di Paul.

– Questi fottono – sentenzia mia moglie – vedrai che fottono, lei è una zoccola e lo tradisce il povero John.

– Non possiamo tradire John – dirà Paul di lì a pochi fotogrammi mentre spoglia la donna del suo migliore amico. E stavolta, il regista evidenzia la malefatta con alcune inquadrature perfide delle spalle candide di Maria post scopata, singhiozzante di rimorso.

– La zoccola, – la qualifica mia moglie – te l’avevo detto ch’è una zoccola!

Sul fronte intanto John muore secondo copione. Mia moglie in lacrime manifesta il suo turpiloquio nei confronti di Maria l’assassina e troia figlia di puttana. Ma lei si consola sposando Paul e rimanendo incinta.

– A Paul non lo dici: “Ti amo”, brutta strega traditrice? Dai diglielo, ammazzalo come hai fatto col povero John, che aspetti? – Sfoga la propria rabbia mia moglie che non si dà pace.

Si capisce che passa del tempo perché la zoccola partorisce un bimbino, biondo come lei, che in pochi minuti corre di qua e di là a due anni. Ma un treno si ferma alla stazione ed un passeggero malridotto si trascina a stento. La camera lo inquadra da dietro, poi gli gira intorno. Mia moglie grida di gioia:

– E John, è lui, è vivo, allora non muore più ormai, ora le fa il culo così a quella lì.

E’ proprio John che non era morto, ma ferito a morte disperso e privo di memoria, dopo due anni è guarito ed ha ritrovato la memoria e torna da lei, ma non sa.

Si incontrano John e Maria, si allagano reciprocamente di lacrime e rimpianti e mia moglie, con loro, agevola i miei reumatismi.

– Tu eri morto, amore mio, – si giustifica lei. E l’ex arcangelo si volta dimesso e se ne va.

– John, non andare – gridano insieme mia moglie e Maria, ma è quest’ultima che lo rincorre, gli si butta al collo, lo abbraccia e lo bacia appassionata.

– John ti amo, ti ho sempre amato.

– Ma vaffanculo troia – grida mia moglie incazzatissima – non ci sei riuscita prima ad ammazzarlo e lo vuoi fare ora!

E John, infatti se ne va, parte per un’altra guerra (ché, come detto, non mancano mai) e muore definitivamente togliendosi dalle palle.

Bussano alla porta. Quella del piano di sotto ci avvisa che le cola acqua dal tetto.

– Ogni volta la stessa storia quando c’è un bel film in tv, e datevi una regolata ai rubinetti per piacere.

©tener1

 

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