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Il ragioniere invisibile

Quando Carmelo Capuozzo era ancora agente ausiliario, prima di sposarsi, abitava in un complesso di quaranta appartamenti ed era stato insignito, suo malgrado, con la qualifica d’investigatore privato del condominio. Senza alcuna cerimonia ufficiale. Gli accadeva, non di rado, di raccogliere – più o meno celati sotto le spoglie di suggerimenti o pettegolezzi: “Ho sentito dire che…”, “Qualcuno ha visto…”, “Non sarebbe il caso di…”, eccetera, eccetera – gli inviti dei condomini che vedevano, dietro ad ogni avvenimento che si scostasse minimamente dalla normalità, materiale per indagini da far svolgere al poliziotto. Così: il signor Carollo riceveva una bolletta ENEL che riteneva esosa? Capuozzo doveva scovare il ladro di chilowatt. L’acqua scarseggiava? Capuozzo doveva scoprire chi la succhiava a sbafo. Gli amici del Locascio avevano facce sospette? Capuozzo doveva appurare quali crimini avessero commesso. E così via. Tutte le volte, sospetti, dubbi, preoccupazioni e pettegolezzi, si dissolvevano in una bolla di sapone. Tutte fantasie. I condomini, però, stavano tranquilli ché, se qualcosa di losco fosse accaduto, ci sarebbe stato sempre l’agente Capuozzo pronto a scovarlo.

Una sera, Carmelo in tuta da notte, pronto per il letto, sentì scampanellare alla porta. Un quarto alla mezzanotte. Chi cazzo era a quell’ora? Preoccupato e col battito cardiaco accelerato, andò a guardare attraverso lo spioncino: il ragioniere Cucinella! Aprì.

 Mi scusi, Carmelo – lo chiamava “Carmelo” col lei – l’ora non è la più adatta, ma devo parlarle di una cosa molto importante.

Il giovane, imbarazzato più che il suo ospite, lo fece accomodare, scusandosi per l’abbigliamento.

– Non si preoccupi, capisco che stava per andare a letto, mi deve scusare lei, ma se non gliene parlo, non riuscirò a dormire tutta la notte.

– Si accomodi ragioniere, sediamoci, vuole qualcosa da bere, intanto si calma un po’, non è bene agitarsi.

Lo fece accomodare nel soggiorno-cucina, prese una bottiglia d’acqua dal frigo e riempì due bicchieri. Si dispose pazientemente ad ascoltare.

– Prima di tutto – esordì il ragioniere – lei mi deve rispondere ad una domanda…

– Mi dica ragioniere, che è successo di così grave?

– Ancora niente, per fortuna, – Carmelo, che si era veramente preoccupato, provò stizza, ma rimase cordiale con l’anziano ospite, che continuò – è proprio per questo che sono qui, prima che accada qualcosa di grave.

– Mi faccia capire, la prego, qual è la domanda?

– Ha notato qualcosa di strano nel portiere?

Carmelo fece uno sforzo per cercare di ricordare se il giovane Pietro, assunto da due mesi, avesse qualcosa che non andava. Ma niente.

– Gli ha guardato le mani? Anzi i polsi?

– Veramente no! Perché cos’hanno che non va?

– No, non li ha visti sicuramente, lui tiene sempre le maniche lunghe, anche ora col caldo che c’è. Ci ha fatto caso? Per coprire i segni sui polsi!

Il giovane cominciò stavolta ad avere alcune perplessità: di che segni parlava? Forse buchi di siringhe? Pietro si drogava? Aveva l’AIDS? O forse il Cucinella era uscito fuori di testa?

L’anziano ragioniere, vedendo l’espressione preoccupata del poliziotto, cercò di tranquillizzarlo:

– Niente, non c’è niente di certo per ora, sta a lei scoprirlo. Ma non posso credere che lei, Carmelo, col suo mestiere, la sua esperienza, non ha mai visto i tatuaggi sui polsi di Pietro.

Disse, quasi a rimproverare l’agente di polizia, così distratto da non notare quello che lui, invece, aveva visto.

– Francamente, ragioniere, non ho mai notato questi tatuaggi – cercò di giustificarsi Carmelo – che cosa sono? Hanno tanta importanza?

– Altro che, se non hanno importanza. Lei dovrebbe saperlo, Carmelo! Quei tatuaggi se li fa chi va in galera!

Disse il Cucinella mettendo la mano aperta davanti al viso ad indicare chi sta dietro le sbarre della prigione.

– Ma ragioniere mio, Pietro fa il portiere ed ha il patentino, col visto della questura. Non può avere precedenti penali.

– Per carità, Carmelo, io non sto dicendo che Pietro è un delinquente. Pietro è un bravo ragazzo, disponibile, servizievole. Un po’ troppo ignorante, questo sì. Però i segni parlano chiaro. Magari da ragazzo, che so io, sarà stato al riformatorio. Oppure le compagnie che frequenta! Ha visto gli amici che vengono a trovarlo? Hanno delle facce! Non mi piacciono proprio. Forse Pietro, ingenuamente, ha voluto imitare gli amici e si è fatto i tatuaggi come loro. Certo che c’è da stare vigili. Non mi piacciono quei due. Uno specialmente, ha la faccia da vero delinquente. Ha visto con che sguardo ti scruta? Ha gli occhi troppo lunghi. Stanno qui, guardano, vedono i movimenti e domani ci ritroviamo con le case svaligiate. Carmelo, lei abita qui e sarebbe cosa grave se accadesse un fatto del genere proprio dove abita un poliziotto, mi capisce vero?

– Certo, certo, la capisco ragioniere, stia tranquillo! – Cercò di tagliare corto Carmelo, con la massima educazione, ma infastidito – Stia tranquillo ché mi accerterò su questi amici di Pietro. Non si preoccupi, vada a dormire tranquillo, vedrà comunque che non c’è niente di cui preoccuparsi.

Si alzò per far capire al vicino che era ora di andare a letto.

– Magari sono solo mie ipotesi – cercò di scusarsi il Cucinella mentre si congedava davanti l’uscio – però è sempre meglio dire, come si dice: “Chi sacciu ca chi sapìa”, giusto Carmelo? Una buona notte!

– Buona notte ragioniere! Mi raccomando!

Carmelo aspettò che arrivasse l’ascensore e inghiottisse il ragioniere Cucinella, quindi chiuse la porta, si recò in cucina, bevve un abbondante bicchiere d’acqua. Guardò l’orologio: mezzanotte era passata da venti minuti. Andò a coricarsi. L’indomani avrebbe fatto un paio di domande a Pietro, con discrezione. Poi in centrale si sarebbe accertato sull’onestà degli amici del portiere. Ma per tranquillizzare l’anziano Cucinella, più che altro.

Il campanello trillò nuovamente, stavolta più insistente, seguito da colpi alla porta e grida. Erano passati due o tre minuti. Carmelo saltò giù dal letto e corse ad aprire.

– Ha visto, ha visto, lo dicevo io, quei delinquenti, a casa mia sono venuti, mi hanno svaligiato, mi hanno rubato, lo dicevo io, lo dicevo!

Cucinella stravolto, in lacrime, si prendeva a schiaffi. Carmelo cercò di calmarlo, temeva che il vecchio potesse avere un infarto:

– Non faccia così, venga, beva un sorso d’acqua, – Carmelo era astemio e solo acqua teneva da bere – non si preoccupi, ora vediamo con calma, li prendiamo stia certo.

– Andiamo, venga, venga con me, venga a vedere cosa mi hanno combinato quei ladri. Ladri! Lo dicevo io, la faccia non mi piaceva. Tutta colpa di Pietro, amici suoi sono. Delinquenti, ma gliela faccio pagare. In galera li butto.

Il povero Capuozzo non riusciva a fermare quel fiume d’improperi.

Il ragioniere Cucinella abitava al primo piano della scala “B”. Era in pensione da sei anni, vedovo da quattro. Viveva da solo. I suoi figli, entrambi sposati, di tanto in tanto andavano a trovarlo per fargli vedere i nipoti. La morte della moglie l’aveva colpito anche nel fisico. Si era deperito a vista d’occhio perdendo l’aspetto del dirigente, responsabile di tanti subalterni: era stato direttore in una fabbrica d’abbigliamento intimo.

Carmelo Capuozzo abitava al nono piano della scala “A”.

Presero l’ascensore che li condusse al piano terra, percorsero il lungo corridoio che portava all’altra ala del palazzo e salirono al primo piano. La porta dell’ingresso non era stata forzata.

– Dal balcone della cucina sono entrati, venga Carmelo, venga a vedere. Erano ancora dentro quando stavo rientrando. Ho sentito dei rumori mentre aprivo la porta. Venga, venga, vede, sono scappati da qui, da dove sono entrati. Vede si sono arrampicati al tubo dell’acqua. Un giochetto per loro. Sono allenati questi delinquenti! Hanno preso i soldi, i gioielli della povera moglie mia. Assassini! Li tenevo in una cassetta nello stanzino, venga a vedere.

Carmelo, silenzioso, si guardò intorno. Tutto l’appartamento era sottosopra: cassetti aperti col contenuto svuotato per terra, quadri tolti dalle pareti e lasciati in giro, letto disfatto con i materassi tagliati. Soprammobili per terra.

– Non hanno avuto il tempo di prendere tutto!

Disse il ragioniere.

Carmelo silenzioso si avvicinò al telefono. Sollevò la cornetta. Compose l'”uno“. Poi ancora l'”uno“. Poi riattaccò.

– Perché?

– Perché? – Ripeté l’anziano ragioniere, con aria interrogativa – Perché cosa?

– Perché tutta questa messa in scena?

Chiese desolato, Carmelo. Non riusciva a capire il motivo che aveva spinto un pensionato di settant’anni, benestante, ad organizzare tutta quella farsa, cercando di addossare le colpe a due ragazzi inconsapevoli.

Il vecchio si accasciò su una sedia, il corpo curvo in avanti, col volto nascosto tra le mani, come un bambino che gioca a nascondino e si copre il viso credendo, per questo, d’essere invisibile. E come un bambino singhiozzava, stavolta accoratamente.

– Lei lo sa, Carmelo, cosa si prova a diventare invisibili? – disse alzando il viso, tra le lacrime – si finisce di vivere!

Si asciugò le lacrime e si soffiò rumorosamente il naso, poi continuò:

– Si finisce di vivere quando si va in pensione. Da un giorno all’altro, tutto ti crolla addosso. Il giorno prima comandi, sei rispettato, temuto, ossequiato, e poi sparisci, non sei più nessuno. Carmelo io non sono più nessuno! Non esisto più, da sei anni. Sono trasparente ormai. Carmelo, mi scusi se ho abusato della sua cortesia, lei è una brava persona ed io mi sono servito di lei per la sceneggiata. Ma mi dica, lei pensa che finirò sui giornali?

– È per questo che ha fatto tutto, ragioniere, per finire sui giornali?

Chiese l’agente con commiserazione, poggiando la mano sulla spalla del vecchio.

– Sì, sì, almeno per qualche giorno esisterò nuovamente, cesserò d’essere invisibile. Qualcuno si accorgerà di me per strada, mi riconosceranno e diranno: “Guarda quello è il vecchio rincoglionito che ha simulato il furto in casa sua e voleva mandare in galera due innocenti”, questo diranno, ed io sarò contento perché mi avranno visto, perché sarò tornato ad esistere.

– Mi ascolti ragioniere, non è necessario finire sui giornali, possiamo rimettere tutto a posto, sistemiamo tutto, poi con calma, decidiamo il da farsi. Vedrà che esistono altri modi per risolvere i problemi, ci sono degli ottimi centri d’accoglienza per… hm… per persone che erano “invisibili” come lei, e in questi centri hanno trovato amicizie e sono rinati, hanno ritrovato la gioia di vivere.

Pian piano le parole di Carmelo Capuozzo sortirono effetto ed il ragioniere Cucinella si dimostrò disponibile a seguirne i consigli.

Un paio di mesi dopo Carmelo Capuozzo si recò a trovare il Cucinella al “New Age Center”.

– Come va ragioniere, novità?

– Carmelo, lei mi ha salvato! Io non saprò mai come ringraziarla. Qui mi trovo ch’è una bellezza, ho tanti amici e amiche. Ci divertiamo, organizziamo giochi, feste da ballo. Aveva ragione lei, sono tornato a vivere. Ma mi deve togliere una curiosità, è da tempo che volevo chiederglielo: come ha fatto a capire che era una messa in scena?

Carmelo poggiò il braccio sulle spalle del vecchio e gli disse sottovoce:

– Ha avuto troppa fretta! In tre minuti non poteva andare da casa mia a quella sua, rendersi conto di quello che era successo, accorgersi che, nello stanzino, mancava la cassetta con i gioielli, poi tornare a casa mia. Noi per la sola andata avevamo impiegato due minuti.

– Sa cosa le dico, Carmelo? Meno male che c’era lei, con la sua intelligenza ed il suo acume. A proposito… – il vecchio abbassò la voce, si guardò intorno, poi proseguì – ho notato qualcosa di strano qui nel “Centro”…

©tener1

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