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Il filosofo

Le duemila anime di quel paesino sperduto tra le colline dell’entroterra isolano mi accolgono col sorriso. Sono il forestiero e la loro ospitalità si manifesta subito: latte appena munto, uova calde, pane fumante di forno, frutta e verdura dai profumi e sapori sconosciuti. Non sono abituato a tanta disponibilità ma dopo un paio di giorni mi rilasso e lascio che questa nuova umanità prenda possesso di me e mi conduca indietro ad un tempo dimenticato. Via cellulari computer televisione pubblicità inquinamento auto moto traffico clacson, via tutto, via aria irrespirabile, si ricomincia dalla preistoria. Ho portato con me solo un libro, letto da rileggere: Cent’anni di solitudine, da rileggere in solitudine, isolato e protetto in un angolo di mondo fortunatamente dimenticato.

Dimenticare! E’ importante ripulire la mente dai ricordi di un passato dal quale sono stato travolto, preso dagli impegni di lavoro, finito poi anch’esso – irriconoscente – a rotoli.

 

Qui incontro colui che tutti in paese chiamano “Il Filosofo”.

 

Vecchio, barba chilometrica, viso corroso dall’età forse centenaria – seduto su una poltrona di pari età. Continua, incurante del mio sguardo a dedicarsi alla depilazione delle froge nasali. Usa la punta delle unghia del pollice e del medio a mo’ di pinzetta per catturare i peli e con scatti decisi li estirpa per poi analizzarli tra le dita. Mi dà l’impressione dello stregone che legge il futuro nei fondi di caffè. Mi degna di uno sguardo distratto mentre ripulisce la mano passandola sulla canottiera, mi guarda finalmente in viso e mi dice: «C’è gente che ha ancora bisogno di te, torna!»

Le sue parole mi portano a Sandra inviperita dal mio sarcasmo acre che esplode con improperi di rivincita, consapevolmente offensivi, cattivi: «Bruno ti odia – mi smantella l’anima – perché lo critichi sempre! Hai sempre da ridire su tutto ciò che fa, non gli dai mai una soddisfazione, quando rientri si trasforma in viso… “Non lo sopporto” mi dice, sei asfissiante insopportabile odioso. Solo tu sei quello perfetto che non sbaglia mai, vuoi avere sempre ragione e non ti accorgi di quanto hai torto, invece. Sei uno stronzo e vaffanculo!»

Un padre non vuole sentirsi dire che il figlio lo odia. Io amo Bruno, non può odiarmi lui! Ma gli ho mai dimostrato il mio amore? Mai in modo palese, tutta colpa del mio carattere chiuso, reticente ad espansività affettuose. Neanche a Sandra ho mai detto “Ti amo”, neanche quando l’amavo. E l’amavo davvero. Anche lei mi amava. Ci amavamo davvero. Forse ci amiamo ancora.

Torno!

©tener1

 

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