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È viva, è morta.

Ninuzzu Prestigiacomo era n’anticchia stranu, nel senso che un c’era ca’ testa, un po’ sballato insomma. Non è che era pazzo nel vero senso della parola, ma ormai era considerato menzu pazzu, come si dice di qualcuno che fa ragionamenti poco comprensibili, ha comportamenti fuori dal comune intendere, ma non è violento, gli manca ancora quel salto di qualità per diventare completamenti fuoddri.
Per capirci, capitava di vederlo in giro con una scarpa nera ed una marrone, oppure con la cammisa menza di fora, fermo a guardare un lampione della luce, fermo fermo, come se stesse ammirando un’opera d’arte, immobile per minuti, tanto che a volte, qualche passante che non si sapeva fare i cabasisi suoi, si fermava, tornava indietro e chi chiedeva: «Chi vitti?», e non ricevendo risposta, puntava lo sguardo in alto nella medesima direzione di Ninuzzu, si metteva la mano a paletta sopra gli occhi per smirciare meglio ma senza esito. Qualcun altro, vedendo i due così appricati a taliari ‘nt’allaria, si fermava e pure lui, come una scimmia, li imitava. Fino a che non si creava un vero e proprio capannello di curiosi, tutti a guardare il palo in alto.
Qualche maligno pensava che Ninuzzu stesse prendendo tutti per il culo, ma nessuno può dirlo, tutt’ora.
Aveva una Lapa con la quale svolgeva la sua attività di “Sbarazzo di malaseni e robe vecchie”, come recitava il pezzo di compensato pubblicitario attaccato col ferro filato sopra il cassonetto del tre ruote. Ogni tanto, quando gli sfirriava, decideva che l’arredamento della vecchia signora, rimasta vedova e pronta per lo spizio, non poteva prenderlo perché capaci ca u muortu turnava e voleva cuntu e ragiuni. Lasciava ‘ntridici e se ne andava.
Era frate di sette figli tutti masculi e maritati, lui era il mezzano, proprio tra i tre più grandi ed i tre più piccoli, era scapolo e viveva con la madre che lo accudiva malgrado gli acciacchi di una che ha allevato sette maschi ed ha superato la settantina. La signora Anna era vedova da ventanni, da quando suo marito, mortu e bonu, fu scafazzato da una gru che gli cadde addosso al cantiere dove lavorava. Allora Ninuzzu aveva 45 anni e s’arrangiava raccogliendo ferro vecchio.
Una sera rientrando a casa Ninuzzu trovò la madre stinnicchiata per terra come morta. S’allarmò e sbiancò come un foglio di carta bianco, lo stesso identico colore del viso della madre. Prima di svieniri ebbe il tempo di telefonare al fratello maggiore, dopo di che s’accasciò ‘nterra pi’ mortu.

La signora Anna Prestigiacomo fu ricoverata al Civico ed operata d’urgenza alla cistifellea, accudita a turno dalle nuore durante la convalescenza.
Ninuzzu non era ancora andato a trovarla e una mattina si decise. Arrivato alla reception dell’ospedale chiese della signora Anna Prestigiacomo e si sentì rispondere che era morta. Non scoppò ‘nterra per miracolo, ebbe la forza di andare fino alla camera mortuaria per il riconoscimento dato che ancora non era arrivato nessuno dei parenti, taliò il cadavere e disse: «È un’anticchia stracanciata, mancu pari idda!». Poi telefonò al fratello maggiore e gli disse: «Murìu a mamà!»
Partirono un giro di telefonate tra fratelli cognate nipoti e parenti che si precipitarono all’ospedale.
Ninuzzu se ne andò a lavorare siddriatu col morto dentro, nel vero senso della parola, poi verso il tardo pomeriggio s’arricampò a casa e suonò d’istinto alla porta della casa vacante com’era solito fare quando la madre era in vita. Poi ci ripinsò e mentre cercava le chiavi di casa sentì la porta che si apriva. Fece un passo indietro scantato, chi c’era in casa sua? La cognata Carmela, la moglie di Giacomo gli s’apparò davanti e l’abbracciò ridendo e piangendo e dicendo: «Viva è, viva è, è viva!»
Lui penso che la cognata fosse uscita di senno e rispose: «Viri ch’è morta, a vitti io chi me occhi!»
E la cognata: «È viva, è viva, è viva!»
Allora Ninuzzu capì che la doveva assecondare e in tono consolatorio, assumendo l’aspetto del filosofo le disse, sempre davanti la porta: «È viva nei nostri cuori e sempre viva resterà!»
Carmela insisteva: «No viri ch’è viva a mamà!»
E lui: «Sì è viva e dal paradiso dov’è andata veglierà su di noi!»
A questo punto Carmela non ne potè più e rispose: «Ninuzzu, vedi che la mamma è viva, la morta era un’altra, un’altra Anna Prestigiacono, non era la mamma, u capìsti, ci fu sbaglio.»
Ninuzzu rimase alluccutu, ma come, lui l’aveva vista, certo non era molto somigliante, ma pi muorta era muorta.
Entrò in casa e trovò la madre, che in mattinata era stata dimessa dall’ospedale, assittata e viva.
La taliò attentamente quasi per persuadersi che fosse realmente la madre, poi quando si convinse le disse: «Ah viva sì?»

© tener1

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