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Carne da pesca

Il cappello, dov’è il cappello, ecco il cappello. L’acqua la devo tirare fuori dal freezer, mi serve la busta, dove sono le buste, ecco le buste. Questa è troppo grande, questa è piccola. Questa dovrebbe andare bene. La poggio qui, mi devo ricordare dove la sto poggiando altrimenti la dimentico. La sto mettendo su questa sedia, me lo devo ricordare. La caffettiera l’accendo e vado a fare la doccia, ma devo sbrigarmi altrimenti esce bruciato e mi fa schifo. Mi fa acidità il caffè bruciato, poi alle cinque del mattino col bruciore allo stomaco, mi va la giornata sottosopra. I gamberetti, pure dentro il freezer, potevo prenderli quando ho preso l’acqua. Mi serve una busta per il contenitore dei gamberetti, avrei dovuto prenderla quando ho preso quella per l’acqua. Prendo il contenitore dei gamberetti, prendo la busta, metto il contenitore dei gamberetti dentro la busta, poggio la busta sul tavolo, qui, devo ricordarmelo. Sto poggiando la busta col contenitore dei gamberetti sul tavolo. La busta con l’acqua sulla sedia. Il cappellino che col sole mi brucia la testa, lo indosso subito sennò poi lo scordo.

Le chiavi.

Le chiavi di casa.

Le chiavi del box.

Le chiavi del portoncino del box.

Le chiavi della macchina.

E che cazzo, ma quante chiavi ho?

Un mazzo di chiavi come tutti, che sta dove stanno le chiavi, devo prenderlo e metterlo a vista. Mi è già successo di uscire dalla porta dimenticando le chiavi. Chi se li sente se busso per farmi aprire ché ho dimenticato le chiavi. Sono le cinque e dormono tutti dormono.

La doccia, devo farmi la doccia ché ho sudato come un porco e si sente. Devo pulirmi i denti fare la doccia prima che si bruci il caffè.

I gamberetti li ho presi, sì li ho presi ricordo, ma dove li ho messi.

Porca puttana devo fare tutto al buio per non svegliarli altrimenti mi uccidono, e non vedo un cazzo, e sbatto di qua e di là e magari si lamentano che faccio casino. Sbatto, mi rompo e loro pure si lamentano. Però gli piace il pesce fresco ai signori. E fanno le battute: “Si vede ch’è fresco, ti sarà costato un casino!” e “Mi ha detto Andrea che t’ha visto dal pescivendolo stamattina presto!”

Il caffè si brucia, si brucia.

Mi sembra di aver preso tutto.

Il cappellino, dove l’ho messo il cappellino che mi brucia la testa senza?

Cavolo l’ho messo da qualche parte, si, ma dove?

Ma porca… dov’è il cappellino?

La canna da pesca devo ricordarmi di prenderla, giù nel box, non devo dimenticarla come l’altra volta, poi con che cosa pesco, aspetto che i pesci si suicidino lanciandosi dentro la barca.

Il caffè si brucia devo spegnere il gas altrimenti si brucia.

La barba non la faccio tanto ai pesci che cazzo gliene frega se ho la barba incolta?

Il cappello? Ma dove diavolo… cazzo che testa, ce l’ho in testa per non scordarlo. Mi scordo il cappello in testa. Che testa!

Gli occhiali da sole, li indosso subito così non li dimentico. Non vedo più un cazzo con gli occhiali da sole. Li tolgo, li metto nel marsupio così non li dimentico. Non devo dimenticare niente. Col sole senza occhiali da sole è un guaio, il mare abbaglia e non si vede niente e bruciano gli occhi. Li ho messi nel marsupio. Devo indossare subito il marsupio altrimenti lo dimentico. Non devo dimenticare niente.

Ho dimenticato qualcosa?

No, niente, non ho dimenticato niente, posso andare, speriamo di non aver dimenticato niente. Credo di non aver dimenticato niente.

Speriamo che il mare sia calmo, anche se non è calmo poco importa, l’importante è che non ci sia corrente altrimenti ci vuole un chilo di piombo. Il piombo, ho preso il piombo? Dov’è il piombo? Nel camerino. Devo prendere i piombi da mezzo chilo così se c’è molta corrente ne metto due e vado a fondo sicuro.

Sono in orario, sì sono in orario, chi lo sente quello, se ritardo di trenta secondi mi telefona: “Che fai dormi?” mi dice. Sì dormo! Che dormo? Che non ho chiuso occhio tutta la notte col pensiero della sveglia se non suona e se suona sveglia gli altri e chi li sente poi. E il caldo e il sudore, non ho chiuso occhio. “Che fai dormi?” mi dice. Che dormo, che dormo!

– Il mare sembra discreto, dobbiamo vedere a 12 miglia com’è.

– Vabbè andiamo, per strada si vedrà.

– C’è un po’ di mare.

– No è solo la brezza mattutina, sembra buono.

– Vabbè andiamo.

– Vai a 45°, segui il GPS.

– C’è vento caldo, cos’è libeccio viene da lì, sì sudovest, libeccio, i pesci non mangiano col caldo.

– Non è detto, l’altra volta con lo scirocco abbiamo pescato.

– Vabbè andiamo poi si vedrà, al limite ci passa per pescata di minchie di mare.

– Un po’ di mare c’è, hai visto le previsioni?

– Non le guardo più ormai, dicono sempre stronzate, quando voglio sapere che tempo c’è apro la finestra e guardo. Se ci sono nuvole dico: “Ci sono nuvole”, se è sereno dico: “C’è buon tempo!”, queste sono le mie previsioni ormai.

– Domenica scorsa doveva esserci la fine del mondo, ti ricordi? Quasi non uscivamo a sentire loro e invece c’è stata una giornata favolosa, peccato che i pesci non abboccavano.

– C’era troppa corrente e non si arrivava a fondo, speriamo che oggi non ci sia corrente.

– Io il piombo da mezzo chilo l’ho portato, al limite ne calo due.

– Ma viene pesante con un chilo di piombo.

– Perché se prendi un pesce da un chilo ti viene leggero?

– Sì, ma tirare un chilo di piombo da trecento metri di fondo, sai che fatica?

– Ma che fatica, faccio finta che ho un pesce da un chilo e non sento la fatica. Che preferisci non pescare un cazzo perché ti viene pesante?

– Io calo il mezzo chilo solo.

– Fai come vuoi, io calo un chilo e se non basta ne metto tre.

– Prepara la paratura che siamo quasi arrivati così caliamo subito.

– Hai portato il gambero?

– Si è dentro la busta di plastica.

– Dov’è la busta?

– Vedi dentro la borsa.

– Non vedo niente dentro la borsa.

– Come non vedi niente?

– Niente.

– L’hai dimenticato?

– Che cazzo dici l’ho preparato per primo.

– Qui non c’è niente.

– Come non c’è niente?

– Guarda tu, qui non c’è niente.

– Ma che cazzo dici, dormi? L’ho messo nel sacchetto della Conad dentro la borsa!

– Senti caso mai dormi tu, qui non c’è niente, ora con che cazzo peschiamo? L’hai dimenticato, lo sapevo porca puttana, giornata persa!

– Porca puttana troiaccia infame, cazzo lo sapevo, l’avevo preparato per primo, l’ho lasciato sulla sedia, in cucina. Puttana troia ora con che cazzo peschiamo?

– Sì con che cazzo peschiamo? Ce ne possiamo tornare a casa.

– Aspetta non essere precipitoso.

– Io so che i pesci mangiano anche la carne.

– Cazzate!

– Ti dico che mangiano carne e anche pollo.

– Sì con insalata mista per contorno. E poi prendono anche il dessert. Ma non si contentano mai e alla fine caffè e vodka. Ma fammi il piacere!

– Tu sei tutto scemo!

– Me l’ha detto un pescatore amico di Totò quello che ha un culo quanto una caverna e pesca sempre un casino, lo sai che con le cosce di pollo si prendono le sogliole?

– Vabbè andiamo a casa sei fumato!

– Senti dobbiamo pescare in qualche modo non possiamo tornare a casa, tutti dormono e io devo aspettare almeno le dieci, oggi è domenica e prima delle dieci non si sveglia nessuno a casa mia.

– Ma con cosa peschiamo col cazzo?

– Con la carne!

– Ah ok, nessun problema allora, tanto peschiamo con la carne. Cos’hai portato la cotoletta o gli involtini? O magari ora alle 5.30 andiamo dal macellaio, lo facciamo aprire e gli chiediamo una fettina di vitellina di latte, ché i pesci hanno lo stomachino delicato. Torniamo a casa ch’è meglio. E fatti vedere, mi preoccupi. Le ferie ti hanno fatto male. Si fatti vedere!

– Ti dico la carne.

– Ma quale carne, dai?

– La nostra.

– La nostra?

– Sì.

– Tu sei scemo.

– Dai proviamo ormai che siamo qui.

– Ma quale cazzo di carne proviamo?

– La nostra te l’ho detto.

– Senti io ti porto dalla guardia medica e ti lascio lì poi ci pensano loro a farti rinchiudere!

– Dai non scherzare, non sto scherzando.

– La carne umana è la migliore esca per i pesci, non lo sapevi?

– Sì ti porto al manicomio. Deciso!

– Allora facciamo così proviamo una cala, se non mangiano rientriamo.

– Ma quale carne umana usiamo, ti tagli un dito e lo inneschi?

– Sì!

– Sì?

– Sì!

– Ho la tronchesina per le spine delle tracine, con quella si stacca facile facile, la carne del mignolo è tenera, si trancia subito. Guarda come si fa provo col mio. Il mignolo del piede sinistro non serve a un cazzo, ce l’hai o no è lo stesso, non conta niente, è una delle parti più inutili del corpo.

– Si, come la tua testa, ce l’hai o no è lo stesso.

– Dai smettila con questa ironia del cazzo, guarda ne taglio un pezzo e innesco solo tre ami per prova, con la tronchesina si stacca subito, vedi?

– Cazzo hai visto la beccata? Guarda la canna come si piega, mi slitta il mulinello, questo è un pesce da foto, guarda le testate che dà, guarda, questo pesa almeno due chili non devo farlo scappare, mi si piega la canna, lo vedi, lo vedi? È combattivo, cosa sarà? Un bel sampietro forse, ci viene una zuppa squisita, che dici? Non ce la faccio più saranno due forse.

– Dai, dai non fartelo scappare che ti ammazzo, prendo il retino.

– Si prepara il retino ché ho paura che si slami appena arriva in superficie, sono figli di puttana i sampietro, se scappa lo ammazzo. Mi fa male il braccio col peso, la canna quasi si spezza la vedi com’è piegata, pesa un accidenti, forse sono due, sì almeno due quanto scommetti. Qui ci sono tre chili di pesce altro ché. Te l’avevo detto, te l’avevo detto.

– Guarda sono enormi.

– Cazzo speriamo che non mi scappino, mi suicido, stai pronto col retino, eccoli, che fatica non ce la faccio più.

– Dai tirali in barca, sono due, uno è un paolotto, mi sembra, bellissimo sarà almeno due chili.

– Vieni qua bello a nannò, così bravo, bravo pesciolino di papà. Si due chili minimo, hai visto, hai visto, che ti dicevo? Dai innesca tu e cala subito che ci sarà il branco. Ci riempiamo la barca oggi. Innesca tutti e sei gli ami che facciamo il pieno. Hai visto, ne vanno pazzi per la carne, ci si tuffano a pesce.

– L’altro è un sauro, sarà una chilata. Prendi la macchina fotografica che questi sono pesci da foto.

– Non posso perdere tempo con le foto ora sto innescando sei ami, se c’è il branco non me lo faccio scappare.

– Sì dai sbrigati innesca sei ami che io innesco l’anulare intanto.

Dopo il mignolo via con l’anulare e poi il medio, l’indice, l’alluce. Poi il piede destro, poi la mano sinistra, poi la mano destra, poi l’orecchio sinistro, poi il destro.

– Mi aiuti a prendere una sigaretta che non ci riesco?

– Tieni il pacchetto fermo con una mano e con l’altro lo apri, poi lo afferri con i palmi delle mani e lo porti alla bocca e ti fai scivolare una sigaretta in bocca. Io così ho fatto.

– E come l’hai accesa?

– E’ stato un po’ complicato ma ci sono riuscito da solo, prova. Blocca l’accendino alla consolle con una mano e con l’altra sfrega la rotellina. Devi cercare di tenere la levetta del gas abbassata, fallo col taglio della mano, ti viene meglio. Stai pronto con la sigaretta sulla fiamma e aspira subito altrimenti ti si spegne.

– Dai aiutami non ci riesco da solo.

– Non vedi che non mi reggo in piedi con tutti questi pesci in mezzo?

– Madonna quanti sono, la barca è stracolma, saranno più di cento chili, e meno male che abbiamo liberato quelli sotto i 300 grammi altrimenti non ci stavamo neanche noi in barca. Quanti ne abbiamo slamati almeno una cinquantina.

– Sì minimo. Guarda che bello quel cerniotto, sarà cinque chili almeno e quegli scorfani? Immagina la zuppa che ci viene. Ma quando lo finiamo tutto questo pesce? Dobbiamo invitare un bel po’ di gente per darci una mano a finirlo.

– Comunque ci siamo divertiti. Visto che ci siamo divertiti un sacco oggi? E tu che volevi tornartene a casa, te lo dicevo di provare.

– Sì è stata una giornata di grande pesca, una pesca miracolosa direi.

– Ma la prossima volta come facciamo per l’esca?

– Non ne ho la minima idea, non abbiamo più niente da usare.

– Senti.

– Che c’è?

– Che ne dici…

– Che ne dico di cosa? Dai parla!

– No, pensavo…

– Cosa?

– Potremmo…

– E parla dai, fatti uscire il fiato dalla bocca, parla!

– No niente, mi era venuta un’idea, ma…

– Che idea? Parla, forse è la mia stessa idea.

– Perché tu che idea hai avuto?

– Non so, potremmo dirlo a Carlo, lui voleva venire a pescare con noi.

– Bravo è la mia stessa idea, dammi un cinque!

– Ehm, scusa.

©tener1

 

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