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500

C’era Aldo verso cui nutrivo ancora astio per via di una sola di 55 lire che mi aveva dato. Gli avevo prestato 100 lire: «Ho fame non ho una lira, hai soldi da prestarmi, domani te li restituisco!» mi aveva detto, ed io che avevo raccolto 135 lire risparmiandoli giorno per giorno, glieli ho dati come un allocco. Lui li aveva utilizzati per un panino con panelle e con le 50 lire rimaste più 5 lire che aveva di suo, si era comprato 5 esportazioni con filtro. Non me ne negò una quando gliela chiesi, per lui i soldi non avevano valore, per questo era sia generoso che sola.
Gli dovetti stare dappresso per una settimana per avere indietro 45 lire, ero insistente perché non ero più riuscito a mettere soldi da parte e il sabato non avrei potuto giocare al flipper in ufficio da Nino.
L’ufficio era la sala giochi che frequentavamo, composta da tre tavoli per giocare a scopa, un biliardo, 2 calcio balilla e 3 flipper. Aldo aveva rimosso il debito che aveva nei miei confronti ed io dopo mesi di richieste ci rinunciai. Ecco perché malgrado fosse un grande amico ce l’avevo con lui.

C’era Claudio piccolino di statura, nero riccio, una forza della natura. L’approccio con lui non era stato dei migliori, mi faceva antipatia fin dal primo giorno di scuola perché lo trovavo troppo montato. Sembrava che non avesse paura di niente e di nessuno e la cosa mi infastidiva perché era l’esatto mio contrario. Lui era un litigioso, ma lo faceva per divertirsi, senza odio. Una volta, con una testata, aveva rotto il naso ad un signore provocando la lite senza motivo. Aveva preso qualche cazzotto ma se ne infischiava, anzi era soddisfatto di aver affrontato un quarantenne, lui sedicenne. Avevamo avuto contrasti verbali io e lui, ma non siamo mai arrivati alle mani. In seguito era nata l’amicizia e la stima reciproca.

C’era Totò, un bel ragazzo simpatico e spiritoso con cui avevamo legato subito. Totò aveva una sorella di 29 anni allora che mi piaceva molto, era bella tonda e rubizza ed era stata spesso protagonista dei miei momenti intimi solitari. Con Totò spesso studiavamo insieme, ma più che altro parlavamo di ragazze e, il giorno successivo a scuola, ci nascondevamo per non essere interrogati.

C’era Ercole il più grande di tutti, parecchio ripetente, maggiorenne. Anche lui era incontenibile, ma non come Claudio, meno litigioso. Uno di quelli che se ne inventava una dietro l’altra e faceva ridere tutta la classe professoressa di lettere compresa. Bellissima signora emiliana. Noi subiamo un fascino inspiegabile da chiunque provenisse da Roma in su, lei con le sue esse ci incantava tutti ed Ercole cercava sempre in modi diversi e divertenti di attirare la sua attenzione. La professoressa, anche se si arrabbiava non riusciva a non ridere. Era molto dolce di modi e di viso.

C’era infine Ennio, il fortunato che era riuscito ad avere la cinquecento della sorella per un giorno.
Ennio allora balbettava parecchio ed il primo giorno quando ci fu l’appello il suo: «Pr… pre… pre… sss… sente!» durò un eternità e tutti scoppiammo a ridere. Lui si era adombrato, ma poi ci aveva fatto l’abitudine e ci scherzava su. Con gli anni la balbuzie pian piano era sparita.

L’autostrada Palermo-Messina era in costruzione arrivava appena a Termini Imerese, una trentina di chilometri. Noi quel giorno avevamo deciso di esplorarla, ma senza benzina nell’auto. Questa era la nostra missione.
La scena dal benzinaio ci fece quasi pisciare addosso dalle risate. Le lacrime scorrevano senza alcun freno.
Fu così: in sei dentro la cinquecento arrivammo al distributore, Ennio tirò fuori la mano sinistra facendo un segno al benzinaio col pugno chiuso ed il mignolo teso che normalmente serve ad indicare “metà”.
Il benzinaio chiese: «Cinquecento?» per dire “Mettiamo 500 lire di benzina?” ed Ennio col palmo della mano aperta che indicava cinque. Allora il benzinaio pensò di aver capito e disse: «Ah va bene 5 litri!» ed Ennio sempre a gesti fece no no con l’indice, poi uscendo la testa dal finestrino si decise: «Cinquanta lire!» e fu lì che noi scoppiammo a ridere.
La benzina costava 125 lire a litro e con meno di mezzo litro avremmo raggiunto giusto giusto l’ingresso dell’autostrada avendo l’accortezza di partire in seconda, non far andare il motore su di giri e procedere a velocità limitata sfruttando al massimo la quarta, la folle e le pendenze della strada.
Non arrivammo nemmeno all’inizio dell’autostrada che l’auto sbuffettando si fermò. Eravamo provvisti di tubo in gomma e bottiglia quindi tutti per strada a chiedere soccorso.
Di auto non se ne vedevano moltissime ma dopo una decina di minuti si fermò il primo benefattore. Gli spiegammo che eravamo rimasti in panne di benzina se ce ne poteva favorire giusto un tot per arrivare al primo distributore. Il tizio anche se perplesso, acconsentì a farci introdurre il tubo di gomma nel serbatoio della sua auto per aspirare il carburante.
Ripetemmo l’operazione con altri quattro benefattori e fu così che arrivammo vittoriosi alla meta.

©tener1

 

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